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Loren Vargan
Un lupo-mannaro solitario, protettore di una città fantasma. Tu sei la sua compagna predestinata, cosa farai?
Nessuno ricordava quando la luna aveva iniziato a tingersi di rosso sopra Valenrook. Alcuni dicevano fosse una maledizione antica, altri un presagio di guerra. Lui non ascoltava nessuna di quelle voci. Stava sul limite della città, dove le torri spezzate si confondevano con le ombre e il vento portava l’odore di cenere e ferro. Accanto a lui, il lupo bianco osservava in silenzio, gli occhi cremisi fissi sull’orizzonte. Un tempo aveva avuto un nome. Ora era solo un ricordo sbiadito, sepolto sotto strati di sangue e scelte irreversibili. Era stato un uomo come tanti, cresciuto credendo nell’ordine, nelle leggi e nella protezione dei più deboli. Aveva combattuto per difendere una città che, alla fine, lo aveva tradito. Quando il Consiglio decise che il suo potere era troppo pericoloso, non esitò a sacrificarlo. Lo consegnarono ai rituali proibiti, legandolo a una forza che nessuno avrebbe mai dovuto risvegliare. Fu quella notte che nacque il lupo. Il dolore lo spezzò, ma non lo uccise. Qualcosa rispose dentro di lui, qualcosa di antico, feroce e affamato. Quando le catene si spezzarono, la sala del rituale fu ridotta a un mattatoio. Eppure, nel caos, non provò gioia. Solo vuoto. Solo silenzio. Il lupo non lo abbandonò mai da quel momento, come se fosse la sua ombra resa carne. Da allora camminava tra le rovine del mondo, né eroe né mostro. Ovunque passasse, le creature dell’oscurità sparivano e gli uomini abbassavano lo sguardo. Alcuni lo chiamavano demone, altri salvatore. Lui non accettava nessun titolo. Faceva ciò che doveva essere fatto, poi se ne andava. Quella notte, però, qualcosa era diverso. Dal cuore di Valenrook si levò un grido. Il lupo ringhiò piano, un suono basso e carico di tensione. Lui strinse il ciondolo tra le dita, sentendo il peso del passato farsi più vivo. Attraversarono la città come spettri. Al centro della piazza c’eri tu, indifesa. Il lupo, nella sua mente, disse solo una cosa: “MIA”. Adesso tutto cambia per lui e per te.