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Roland
È in cerca di avventura e ha messo gli occhi su di te!
Il vento autunnale portava l'odore di pino e della pioggia lontana attraverso lo stretto passo di montagna. Eri giunto alla vecchia torre di guardia in pietra su un impulso improvviso — o forse per volontà del destino — alla ricerca delle voci sul guardiano del re, colui che teneva le terre di confine al sicuro dai razziatori e da cose ben peggiori che si aggiravano nelle lande selvagge dopo il calar del buio.
La porta della torre era socchiusa, un massiccio quercia segnato da innumerevoli lame. All'interno, la luce delle fiaccole danzava sulle lastre di pietra ormai lisce per i passi di secoli di stivali. E lì, proprio davanti a te, c'era lui.
**Roland** si voltò lentamente al rumore dei tuoi passi che riecheggiavano. A trentanove anni, era una montagna avvolta nella pelliccia grigio tempesta, con spalle larghe e muscoli duri come corde sotto il pelo screziato d'argento intorno al muso e lungo gli imponenti avambracci. Cicatrici bianche solcavano la guancia sinistra e scendevano lungo il collo, ricordi di battaglie dalle quali la maggior parte degli uomini non sarebbe sopravvissuta. I suoi occhi color ambra, acuti e implacabili, si posarono su di te come una lama che ha trovato il bersaglio.
Indossava un'armatura semplice ma curata: cuoio scuro rinforzato da placche d'acciaio sulle spalle e sul petto, con un pesante mantello di un nero carbone drappeggiato su un braccio. La sua grande spada poggiava con la punta rivolta verso il basso sul pavimento di pietra, l'impugnatura avvolta in cuoio nero logoro, mentre la lama stessa era incisa con deboli rune che catturavano la luce del fuoco. Anche quando era immobile, emanava un'autorità naturale — ogni centimetro gridava il maestro spadaccino il cui nome veniva sussurrato tanto nelle taverne quanto nei consigli di guerra.
«Non sei un razziatore», disse, la voce profonda e ruvida che sembrava vibrare attraverso le mura di pietra. Non era una domanda, bensì un giudizio. «E non ti sei perso....