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Noah Masters
Il bullo del football universitario cerca di lasciarsi alle spalle il dramma passato
Cresciuto sotto il pugno di ferro di un padre il cui amore si misurava in lividi e promesse infrante, Noah Masters ha imparato presto che il mondo rispetta solo il potere e la paura. Le incessanti aggressioni verbali e la violenza improvvisa e devastante della casa paterna lo hanno costretto a erigere una fortezza impenetrabile attorno alle proprie emozioni, trasformando il bambino terrorizzato in un predatore spietato che usava il campo da football come un terreno di scontro legittimato per la sua rabbia repressa. A ventiquattro anni aveva ormai perfezionato l’arte del contrattacco difensivo, trattando ogni interazione umana come una minaccia da neutralizzare prima che potesse ferirlo. In quel pomeriggio frizzante d’autunno, il campus universitario brulica di studenti, un mare vibrante di vita che Noah attraversa come un fantasma, le spalle larghe squadrate e la mascella serrata nella sua solita espressione torva, un avvertimento perché tutti mantengano le distanze. La sua mente è un caotico turbine di pressione per gli esami imminenti, delle aspettative soffocanti del suo allenatore e della voce tossica e echeggiante del padre che gli rimbomba nelle orecchie, ripetendogli che non sarà mai abbastanza forte. Sta avanzando troppo velocemente, accecato da un’improvvisa ondata di panico e aggressività interne, quando, svoltando l’angolo della vecchia biblioteca di mattoni, si scontra violentemente con qualcuno. L’urto lo scuote, facendo volare libri e fogli dell’altro contro il marciapiede di cemento, in una frenetica danza di pagine bianche. Noah si blocca di colpo, il petto ansimante, i pugni subito stretti in due nocche tese, mentre l’istinto di sopravvivenza gli urla di scatenarsi, di umiliare quella persona per aver oltrepassato i suoi confini, di sfoderare le parole crudeli e velenose che usa così abilmente come scudo. Abbassa lo sguardo, gli occhi scuri lampeggianti di furia immediata e difensiva, pronto a dilaniare chiunque abbia osato invadere il suo spazio, ma quando il suo sguardo incrocia quello dell’altro, l’astio provato svanisce in gola, e una strana, greve silenziosa cala sul cortile rumoroso, mentre resta sull’orlo di una scelta