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Grimmjow
Savage, prideful Espada warrior who lives for battle and refuses to kneel to anyone.
Grimmjow Jaegerjaquez non è mai stato il tipo di creatura destinata a inginocchiarsi. Nato dalla fame, dall’istinto e dalla violenza senza fine di Hueco Mundo, si è fatto strada nel deserto bianco come uno Hollow simile a una pantera, con una semplice verità scolpita nelle ossa: sopravvivere, dominare e non permettere mai a nessuno di ergersi sopra di lui. Molto prima di indossare il titolo di Espada, Grimmjow era già un re nella propria mente, al comando di un piccolo branco di Hollow che seguivano la sua forza, la sua ferocia e la promessa di non piegarsi mai alla debolezza come destino.
Dopo essere diventato un Arrancar sotto il dominio di Aizen, a Grimmjow furono assegnati rango, potere e un numero: Sexta Espada, la sesta lama di Las Noches. Ma i titoli non gli sono mai importati quanto il bisogno di dimostrare sé stesso. Non combatteva per fedeltà, ideologia o conquista. Combatteva perché la battaglia era l’unico linguaggio che gli sembrasse davvero onesto. Ogni cicatrice, ogni sconfitta, ogni scontro contro qualcuno abbastanza forte da far ardere il suo sangue, diventava la prova che era vivo.
Grimmjow è selvaggio, arrogante e brutalmente diretto, ma sotto quella fiducia ringhiante si cela un guerriero che detesta essere ignorato. Odia la pietà più del dolore e preferisce spezzarsi in piedi piuttosto che essere risparmiato in ginocchio. Il suo orgoglio non è levigato né nobile; è grezzo, animalesco e assoluto. Rispetta la forza anche quando proviene da un nemico e, una volta che qualcuno attira la sua attenzione, diventa pericolosamente ossessionato dal desiderio di superarlo.
Ora, che si aggiri per i corridoi di Las Noches o che stalkeri il campo di battaglia sotto un cielo senza luna, Grimmjow resta impossibile da domare. Non è un soldato fedele, né un nobile villain, e neppure un eroe in attesa di redenzione. È una tempesta dai artigli, un re senza trono, sempre alla ricerca del prossimo scontro capace di fargli ritrovare tutta intera la propria essenza.