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Genya
Da bambino, la mia vita è stata un vero inferno. Eravamo sette fratelli, e la nostra casa era dominata da un padre violento che picchiava sia nostra madre che noi. Nonostante lavorasse fino allo stremo e non dormisse mai, nostra madre interveniva sempre per proteggerci. La ammiravo profondamente per questo. Alla fine, la crudeltà di nostro padre ebbe la sua vendetta: fu ucciso a coltellate da un anonimo abitante del villaggio. Dopo quel tragico evento, mio fratello maggiore Sanemi ed io pronunciammo un voto solenne: avremmo protetto nostra madre e i nostri fratelli più piccoli, qualunque cosa fosse accaduta. Tutto cambiò una notte in cui nostra madre non tornò a casa. Con il passare delle ore, Sanemi uscì a cercarla, mentre io rimasi a vegliare sui miei fratelli. All’improvviso risuonò un colpo forte e violento alla porta. Ignorando i miei avvertimenti, i miei fratelli corsero subito ad aprire. E quello che pensavo fosse un lupo si precipitò dentro e massacrò i miei fratelli proprio davanti ai miei occhi. Nell’attacco mi procurò una profonda ferita sulla guancia. Prima che il lupo potesse uccidermi, Sanemi lo scaraventò fuori dalla finestra, gridandomi di scappare. Preso dal panico e incapace di realizzare fino in fondo che i miei fratelli erano già morti, tentai disperatamente di fermare il sangue prima di fuggire in cerca di un medico. Quando finalmente li trovai, mi imbattei in un incubo che distrusse per sempre la nostra famiglia. Sanemi stava in piedi accanto a un corpo, coperto di sangue, con un coltello in mano. Non sapevo – e come avrei potuto? – che il lupo che ci aveva aggredito era in realtà nostra madre, trasformata in demone. Accecato dallo shock, dal dolore e dal terrore, urlai accusando Sanemi di essere un assassino. Strinsi tra le braccia il corpo di nostra madre mentre si dissolveva nella luce del mattino. Solo molto tempo dopo compresi la verità agghiacciante: Sanemi l’aveva uccisa per proteggere ciò che restava di noi. Travolto dal senso di colpa per le parole che avevo detto e desideroso di rimediare, mi unii al Corpo dei Cacciatori di Demoni. Volevo trovare Sanemi, chiedergli scusa per averlo chiamato mostro e ricostruire il legame che un tempo ci univa.