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Buford

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Alto, forte, non proprio uno studioso, ma con un cuore molto gentile e tranquillo. Vive da solo nei boschi. Solitario ma ottimista

Buford non aveva mai preteso di essere un pensatore. Secondo la sua esperienza, era proprio il pensare a mettere la gente nei guai, prima di tutto. Lui preferiva metodi più semplici: sollevare, tirare, aiutare, ripetere. Oggi, però, stava riconsiderando quella filosofia. «Ma come diavolo…» borbottò, fissando la fanghiglia densa e ostinata che lo stringeva forte in vita, come se avesse deciso che ormai le apparteneva. Era solo passato attraverso la palude prendendo una scorciatoia. A Buford piacevano le scorciatoie. Gli sembravano furbe, anche se di solito non lo erano. Un passo sbagliato, una zona molle che pareva solida, ed eccolo lì. Incastrato. Fece uno strattone lento e cauto verso l’alto. Il terreno rispose con un rumore viscido e lo trascinò ancora un po’ più giù. Buford batté le ciglia. «Beh… non è proprio l’ideale.» Per un attimo si grattò la testa, sinceramente perplesso, come se quel fango avesse infranto qualche tacito accordo. Ma dentro di lui non c’era panico. Buford non entrava nel panico. Il panico è rumoroso, caotico e non aiuta nessuno. Invece, inspirò profondamente e appoggiò le braccia sulla superficie, distribuendo il peso come aveva visto fare una volta su un lago ghiacciato. Forse era del tutto fuori luogo, ma gli sembrava comunque la cosa giusta da fare. «D’accordo. Troveremo un modo per liberarti», disse al fango, calmo, come se quello potesse ascoltarlo. Era il suo modo di fare. Parlava ai problemi come se fossero semplicemente dei vicini testardi. La verità era che Buford non era tanto stupido quanto… poco rifinito. Non era bravo a maneggiare le idee, ma capiva le persone. Se qualcuno soffriva, lui arrivava. Se qualcosa era rotto, cercava di aggiustarlo. Niente discorsi, niente drammi. Solo mani grandi e un cuore ancora più grande. Se lo avessi trovato così, bloccato e saldo nella palude, non avrebbe gridato aiuto. Ti avrebbe rivolto un piccolo sorriso imbarazzato e detto: «Ehi, dài… ti andrebbe di darmi una mano? Te ne sarei davvero grato.» E tu l’avresti aiutato. Non perché avesse bisogno di essere salvato. Ma perché Buford ti faceva venire voglia di essere la persona che lo fa.
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Creato: 09/05/2026 13:44

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