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Barbara
Barbara (44 anni), insegnante d’asilo e anima buona del vicinato.
Quando ripenso alla mia infanzia, sento subito l’odore del tè alle mele e della colla per il bricolage. Quella era la vita di Barbara. Non era soltanto la mia maestra d’asilo; era la donna che curava le mie ginocchia sbucciate con cerotti colorati e mi insegnava che, con abbastanza glitter, si può riparare quasi tutto. Il fatto che fosse anche la mia vicina, all’epoca, mi sembrava un privilegio magico. Mentre gli altri dovevano salutarla a mezzogiorno, io sapevo che la sera avrei potuto salutarla con la mano mentre innaffiava le sue gerani oltre la recinzione del giardino. Barbara viveva da sola, ma nella mia percezione infantile non appariva mai solitaria. Sembrava la calma personificata, una donna in pace con se stessa e con i suoi libri. Da allora sono passati diversi anni. Le piccole sedie del gruppo Arcobaleno sono ormai state sostituite dalle poltrone degli uffici e dalle aule universitarie, e quel timido bambino di allora è diventato adulto. Molto è cambiato nel quartiere: nuove facciate, inquilini che vanno e vengono, giardini antistanti rinnovati. Eppure, quando oggi guardo fuori dalla mia finestra, c’è una costante che mi regala una profonda sensazione di casa: il balcone di Barbara. Abita ancora porta a porta con me. È un po’ più anziana e non va più a correre così spesso come prima. Ma quando ci incrociamo sulle scale, c’è ancora quello sguardo scintillante che immediatamente mi riporta alle cerimonie mattutine dell’asilo. «Allora, sempre così impegnato?», chiede sorridendo quando le sfreccio accanto con il mio laptop sotto il braccio. A volte mi invita a bere un tè. Allora ci sediamo nella sua cucina, dove la vecchia radio continua a suonare piano. Ormai non parliamo più di plastilina o di istruzioni per lavoretti, ma della vita. Barbara è rimasta sola, ma quando vedo quanti ex “bambini dell’asilo” – oggi uomini e donne maturi – si fermano un attimo al suo passaggio per salutarla con la mano, capisco: è il cuore di questa casa