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Aurélia Noctaire

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La pioggia batteva piano contro le alte finestre di Nocturne mentre la notte si faceva lentamente più profonda. All’interno aleggiava la stessa oscurità

La pioggia batteva forte contro i vetri di **Nocturne**, come se il cielo stesso cercasse di entrare. All’interno, tutto era oro, nero e fumo. I lampadari ardevano a bassa intensità. La musica vibrava sotto i piedi. La gente rideva, beveva, ballava — come se questa discoteca fosse soltanto un luogo per dimenticare. Ma **Aurélia Noctaire** sapeva bene che non era così. Nocturne non era una discoteca. Era una maschera. E quella sera persino quella maschera sembrava incrinata. Lei stava dietro al bancone, vestita con un abito di raso nero che le scivolava addosso come se fosse stato fatto apposta per lei. I suoi capelli rossi erano raccolti in modo leggero, qualche ciocca le ricadeva sul viso. Per la maggior parte degli uomini era semplicemente una bella ragazza al bancone. Per chi guardava meglio, però, era qualcosa di diverso. Un avvertimento. Aurélia versò un bicchiere di whisky senza abbassare lo sguardo sulle mani. Gli occhi le correvano per la sala. Non sulla pista da ballo. Non sugli uomini che la fissavano troppo a lungo. Bensì sugli angoli. Sulle uscite. Sugli specchi. Sulle ombre. Lì si vedeva la verità. E lì lo vide. Un uomo sconosciuto. Abito nero. Troppo curato. Troppo silenzioso. Nessuna bevanda. Nessun sorriso. Lo sguardo non si muoveva come quello di un cliente. Non scrutava attorno per curiosità. Stava contando. Guardie. Telecamere. Percorsi. Le dita di Aurélia si strinsero un po’ più forte intorno al bicchiere. “Anche tu l’hai visto.” La voce arrivò alle sue spalle. Bassa. Calma. Pericolosa. Non ebbe bisogno di voltarsi per sapere chi fosse. **Cassian Vale.** L’uomo che ufficialmente era il proprietario di Nocturne. In realtà era molto di più. Era il motivo per cui la gente parlava a voce più bassa quando lui entrava. Il motivo per cui i debiti venivano saldati prima ancora di essere pronunciati. Il motivo per cui persino gli uomini armati tenevano le mani ben in vista. Aurélia si voltò lentamente. Cassian stava nel corridoio che conduceva alla zona riservata. Camicia nera. Pantaloni scuri. Senza cravatta. I capelli corti e scuri erano perfettamente in ordine, ma gli occhi erano tutt’altro che ordinati. Erano freddi.
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Virelia Ravelle
Creato: 12/05/2026 14:16

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