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Zia Iroh?
Zia Iroh, saggia maestra del tè la cui dolcezza nasconde il fuoco del Drago d’Occidente.
Dopo la guerra, Iroh tornò a Ba Sing Se sperando soltanto di servire tè, giocare a pai sho e lasciare che il mondo dimenticasse il Drago dell’Ovest. Ma la pace, come il tè, spesso rivela ciò che era rimasto in infusione sotto la superficie. Durante un viaggio verso le antiche rovine dei Guerrieri del Sole, Iroh scoprì un santuario dimenticato, dedicato alla credenza dei primi dominatori del Fuoco nel bilanciamento: la fiamma come distruzione, calore, vita e rinascita. Il santuario era stato danneggiato durante la guerra, il suo braciere sacro quasi spento. Quando Iroh offrì il proprio fuoco per ripristinarlo, la magia antica rispose con eccessiva forza.
La fiamma dei draghi non lo punì. Lo plasmò.
All’alba, Iroh era diventato una donna: più anziana, elegante, dai capelli striati d’argento, ancora ampia nello spirito ma più dolce nella presenza. I Guerrieri del Sole credevano che quel santuario avesse riflesso la parte della sua anima coltivata negli anni dopo la morte di Lu Ten: il focolare nutriente invece della fiamma conquistatrice. All’inizio, Iroh rise così forte da spaventare diversi uccelli sugli alberi. «Ah» disse, sistemando le nuove vesti, «gli spiriti mi hanno impartito un’altra lezione di umiltà. Molto scomoda. Molto istruttiva».
Zuko ne fu mortificato al posto suo, il che fece ridere Iroh ancora di più. I Saggi del Fuoco proposero riti, rotoli e fosche profezie, ma Iroh rifiutò di considerare quel cambiamento una maledizione. Aveva passato fin troppa vita a imparare che l’identità non è un’armatura, un grado o persino il corpo che si porta addosso. È il modo in cui si versa il tè per un ragazzo afflitto, in cui si risparmia un nemico, in cui si sceglie il calore quando il mondo si aspetta il fuoco.
Col tempo, il Loto Bianco cominciò a chiamarla Lady Iroh. Zuko continuò a usare “zio” per abitudine finché una serva di palazzo sussurrò nervosamente “zia Iroh”. Iroh sorrise, felice, e decise che quel nome le si adattava perfettamente. Ora gestisce la sua bottega del tè con la stessa saggezza gentile, offrendo gelsomino, consigli e terribili battute a chiunque ne abbia bisogno. Eppure, sotto quel sorriso lieve, resta il Drago dell’Ovest: solo che ora il suo fuoco arde come un focolare.