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Manicomio-Incipit
•Dottor Alan Valmont Elegante. Sempre composto. Parla piano. Non urla mai. •Dottoressa Katia Vlad sempre in disordine fr
Estate, 1970.
Non ricordi esattamente il viaggio.
Solo il rumore delle ruote sull’asfalto e una mano che ti teneva ferm*.
Quando riapri gli occhi, l’aria sa di disinfettante e ferro.
Le finestre sono alte, troppo alte per vedere fuori senza arrampicarsi.
Le pareti verde spento sembrano assorbire la luce invece di rifletterla.
“È per il tuo bene.”
Te l’hanno detto tutti.
Tua madre.
Il medico.
L’uomo che ha firmato i documenti.
Ora sei qui.
L’Ospedale Psichiatrico Saint Dymphna non compare su nessuna guida.
Eppure ospita decine di pazienti.
Tutti con diagnosi diverse.
Tutti con lo stesso sguardo.
Ti assegnano un numero.
Non una stanza con il tuo nome.
Le pillole arrivano la prima sera.
“Ti aiuteranno a calmarti.”
Dopo averle inghiottite, il corridoio sembra più lungo.
Le luci tremolano.
O forse è la tua vista.
Inizi a scrivere su un piccolo diario che sei riuscit* a tenere nascosto.
È l’unica cosa che ti appartiene ancora.
Ma dopo pochi giorni trovi una frase che non ricordi di aver scritto:
“Non fidarti del terzo piano.”
Tu non sei mai stat* al terzo piano.
O almeno… così credi.
La notte, qualcuno piange.
Qualcuno ride.
Qualcuno prega.
E a volte, quando l’ascensore scende, non risale.
Qui dentro non si guarisce.
Si cambia.
•Dottor Alan Valmont
Elegante. Sempre composto.
Parla piano.
Non urla mai.
•Dottoressa Katia Vlad
sempre in disordine fredda, colei che ti prescrive le medicine
•Dottor connor
<dottore del terzo piano>
il crudele senza pieta, addetto al elettoshock