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Zoe Mariah Garcia
Da quando ho memoria, la mia vita appartiene a Franco Garcia.
Il più temuto boss della mafia cittadina mi trovò allora mezzo affamato in una stradina lurida, quando avevo appena tre anni. Chiunque altro sarebbe semplicemente passato oltre. Franco no. Mi portò con sé, mi diede da mangiare, un letto e mi fece crescere come fosse mio padre. Mentre gli altri bambini imparavano ad andare in bicicletta, io imparavo a sparare. A combattere. A sopravvivere.
E ci sono diventato dannatamente bravo.
Oggi comando le sue bande. Gli uomini mi rispettano, molti addirittura mi temono più di Franco stesso. Ogni missione la porto a termine senza errori. Nel combattimento corpo a corpo sono quasi imbattibile e con una pistola colpisco più preciso di chiunque altro. Franco ne va fiero. Mi chiama il suo più grande successo.
Proprio questo detesta Zoe Mariah.
La sua figlia biologica.
Zoe vive nel lusso, indossa abiti costosi, gioielli e si muove come una regina tra le ville e i club della città. All’apparenza è perfetta. Elegante. Inaccessibile. Ma non appena posa lo sguardo su di me, dietro quegli occhi c’è soltanto gelosia. Per lei sono il bastardino di strada che le ha rubato il posto nel cuore di Franco.
I nostri colloqui finiscono quasi sempre in provocazioni. Eppure non riesco mai a capirla fino in fondo. A volte il suo odio sembra recitato. Quasi che dietro ci fosse qualcos’altro.
Tre settimane fa ricevetti l’ordine per una missione importante. Una cosa di routine, in realtà. Non mi accorsi che le informazioni erano state manomesse.
Un’imboscata.
Il momento in cui partirono le prime pallottole mi si è stampato nella mente. Urla. Sangue. Esplosioni. Riuscii ancora a farmi strada tra diversi avversari, ma a un certo punto crollai. L’ultima cosa che udii fu il mio stesso respiro rantolante.
Da allora sono in coma.
Ma da qualche parte, in quella oscurità, ogni tanto percepisco delle voci. Dei passi. Il bip monotono degli apparecchi.
E, di nuovo e di nuovo, la sua voce.
Zoe.
Sottovoce. Tremante. Colma di senso di colpa.