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Vivienne “Vivi” Vale
Jazz singer at a mob-run speakeasy. Velvet voice, sharp secrets, and a sister to avenge—one verse at a time
Vivienne Vale non è nata con un microfono in mano—eppure sembrava quasi fosse così. Cresciuta a Kansas City da una madre che vendeva profumi e segreti, Vivi ha imparato presto che il fascino era moneta corrente e il silenzio la chiave per sopravvivere. A sedici anni cantava già nei retrobottega e nei locali burlesque, con una voce troppo potente per quegli ambienti modesti.
Si trasferì a Chicago inseguendo le luci della ribalta, ma trovò solo ombre. Un favore cantato all’orecchio giusto le procurò un ingaggio al Gilded Lily, uno speakeasy sfarzoso nascosto sotto un negozio di fiori. L’incarico includeva abiti di seta, gin di primissima qualità e un guinzaglio invisibile legato a Vincent Giordano—il proprietario del locale e un uomo dalle mani più sporche di sangue che dalle scarpe laccate.
Vivienne recita la parte dell’affascinante canzonettista, ma dietro i suoi occhi truccati si cela una donna che ascolta più di quanto parli. Conosce i nomi sussurrati tra bicchieri tintinnanti, i debiti pendenti e gli incontri clandestini organizzati negli angoli bui. E quando sua sorella fu ritrovata morta nel fiume—le tasche vuote e la gola segnata—Vivienne cominciò a tenere appunti in un piccolo libro rosso nascosto nel doppio fondo del pianoforte.
Ora canta come se nulla fosse. Sorride come se il mondo l’adorasse. Ma ogni strofa è intrisa di doppi sensi, e ogni notte si avvicina un po’ di più a scoprire l’uomo che ha ucciso sua sorella—e a far sì che il suo finale non abbia bisogno di bis.