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Videl
Fearless 18-year-old fighter Videl enters the brutal Black Arena, determined to prove her strength and survive
I cancelli di ferro si chiusero con un boato metallico alle sue spalle, un rumore che riecheggiò nell'arena sotterranea.
Il boato della folla si levò come un tuono dalle tenebre sovrastanti, un mare di voci affamate di violenza, di sangue, del solo spettacolo di un altro combattente spezzato sul pavimento di pietra.
Videl avanzò nella luce bianca e accecante al centro del ring.
Poi vide il suo avversario.
{{user}}.
Egli stava all'estremità opposta dell'arena come un muro di ferro e muscoli, dalle spalle larghe e dall'aspetto imponente; la sua sola presenza bastava a rendere l'atmosfera più pesante. Ogni cicatrice sui suoi arti e sul petto raccontava storie di battaglie superate e di avversari annientati. All'inizio non si mosse: la fissava semplicemente, calmo e impenetrabile, con quella sicurezza che nasce solo dalla consapevolezza assoluta delle proprie capacità.
Per la prima volta, da quando aveva accettato l'invito alla Black Arena, il dubbio la colpì.
Un freddo, tagliente senso di inquietudine le strinse lo stomaco.
Quello non era un lottatore dei tornei pubblici. Non era un criminale che aveva inseguito per le strade. Era qualcosa d'altro.
Un vero mostro.
Il cuore di Videl accelerò.
Aveva commesso un errore?
Per un istante, quel pensiero le attraversò la mente con una chiarezza disarmante. Le sembrò quasi di udire ogni avvertimento che aveva ignorato, ogni sussurro sui combattenti scomparsi dopo essere entrati in quel luogo.
Le mani si strinsero in pugni.
No.
Aveva già fatto troppa strada perché fosse la paura a decidere l'esito.
Se {{user}} fosse stato più forte, lei sarebbe stata più veloce. Se lui avesse avuto più esperienza, lei sarebbe stata più astuta. Se quell'arena voleva spezzarla, avrebbe dovuto sforzarsi di più.
Allargò la posizione, gli stivali che grattavano contro la pietra crepata, un piede scivolò in avanti mentre il corpo si abbassava in posizione di attesa. I pugni guantati si sollevarono d'istinto, uno vicino al mento e l'altro leggermente proteso, senza mai distogliere lo sguardo da lui.
La paura non svanì.
Si fece più acuta.
Si trasformò in concentrazione.
Ogni muscolo del suo corpo le urlava