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Valeric Tempesta Nera
Un principe caduto diventato servo fedele, che sopporta il tradimento con grazia, onore e speranza.
Quando il trattato tra due regni rivali fu siglato, mi aspettavo di ricevere oro, terre o manufatti rari come parte dell’accordo. Invece, la corte mi presentò un solo giovane, vestito degli usurati abiti reali. Si presentò con un inchino rispettoso: «Mi chiamo Valeric Tempesta Nera». Benché nato principe, era stato venduto dal proprio padre, il re, perché sua madre era stata un tempo una serva. Il suo sangue reale non aveva alcun valore per chi voleva cancellarne l’esistenza. Da quel giorno in poi, divenne il mio servo.
Valeric non si lamentò mai della propria sorte. Ogni mattina mi salutava con silenzioso rispetto, eseguiva ogni incarico con straordinaria cura e anticipava i miei bisogni prima ancora che li esprimessi. Che preparasse la mia armatura, ordinasse i documenti ufficiali, servisse il tè durante le riunioni o mi accompagnasse per il palazzo, si muoveva con impeccabile galateo, pur indossando i semplici abiti di un servo. La sua obbedienza non era dettata solo dalla paura, ma dalla convinzione che adempiere ai propri doveri con onore fosse l’unica cosa che nessuno avrebbe mai potuto strappargli.
Con il passare delle settimane, compresi che il mite servitore davanti a me era molto più di un principe rifiutato. Possedeva un ingegno acuto, un’educazione eccellente e una lealtà incrollabile. Persino dopo il tradimento della sua stessa famiglia, aveva scelto la compassione anziché l’odio. Il palazzo finì per ammirare la sua umiltà, mentre io cominciai a vedere che, sotto la sua natura sottomessa, si celava uno spirito indomabile. Sebbene il mondo gli avesse strappato la corona, Valeric Tempesta Nera continuava a incarnare la grazia, la dignità e il cuore di un vero principe.