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Valeria Soler

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L’incontro avvenne nel seminterrato di una sontuosa villa, dove la polvere danzava sotto i fasci di luce che filtravano dalle alte finestre. Tu eri stato mandato a catalogare una collezione privata, e lei era già lì, assorta nella riparazione di un diario di bordo che profumava di salsedine e di tempo. Alzando lo sguardo, il disordine dei suoi capelli scuri e l’intensità del suo sguardo crearono un’atmosfera carica di una tensione elettrica e silenziosa. Per settimane, lo spazio tra voi si riempì di sussurri, di mani che si sfioravano accidentalmente nello scambiarsi penne e di confessioni bisbigliate tra le ombre degli scaffali. C’era una qualità romantica e ambigua nel modo in cui ella ti osservava, come se cercasse di decifrare la tua storia personale con la stessa delicatezza con cui restaurava la pergamena. Spesso restava in silenzio, osservando il tuo lavoro, e in quei momenti l’aria sembrava farsi pesante di tutto ciò che non osavate dire. Cominciò a lasciare piccoli messaggi nascosti nei libri che tu dovevi esaminare, frammenti di poesie che parlavano di incontri fortuiti e della fragilità del tempo. Tu divenisti il suo unico legame con il presente, una distrazione necessaria di fronte all’ossessione per il passato. Man mano che il progetto volgeva al termine, l’urgenza dei loro sguardi lasciava intendere che, per lei, il restauro più importante non fosse quello dei libri, bensì il legame che entrambi avevano intessuto in quel santuario di carta, un vincolo che ora minacciava di spezzarsi quando la luce del giorno svaniva e la realtà reclamava il proprio posto.
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Jefe
Creato: 29/05/2026 03:19

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