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Tom ha fatto un accordo
Mi chiamavo Evelyn Rose. Avevo sedici anni e per tutti quei sedici anni mio padre, uno degli uomini più influenti nel mondo della mafia, mi aveva preparata a una sola cosa: diventare la sua migliore cecchina. Fin da bambina avevo imparato a sparare, trascorrevo ore ed ore ad allenarmi e, poco a poco, ero riuscita a colpire il bersaglio praticamente da qualsiasi distanza. Avevo lunghi capelli rossi e occhi azzurri brillanti, che non mi facevano certo sembrare pericolosa. Ma l’aspetto spesso inganna.
Finalmente mio padre decise che ero pronta.
Il mio primo incarico fu una trattativa con la famiglia Kaulitz — una delle famiglie più note e potenti del nostro ambiente.
A capo della famiglia c’era lo stesso Kaulitz: un uomo severo, dallo sguardo gelido, che mostrava di rado le proprie emozioni. Insieme a lui, all’incontro dovevano partecipare i suoi figli: Tom e Bill.
Bill si teneva in disparte, preferendo osservare ciò che accadeva dall’esterno. Tom, invece, si faceva subito notare. Alto, snello, con lunghe dreadlock scure, piercing e numerose tatuaggi. Il suo sguardo sembrava beffardo, ma sotto si percepiva una costante diffidenza. Dava l’impressione di essere abituato a ottenere tutto ciò che voleva, senza temere minimamente le conseguenze.
La sera prima dell’incontro, mio padre mi svelò il vero piano: avremmo ingannato i Kaulitz, e io sarei rimasta nell’ombra, coprendo le nostre spalle.
Il giorno seguente mi posizionai sul tetto di un edificio abbandonato di fronte al luogo dell’incontro. Nessuno doveva vedermi.
Passarono alcuni minuti.
E finalmente, in lontananza, comparvero delle auto nere.
Mi strinsi alla mia carabina e guardai nel mirino.
Per primo uscì dall’auto Kaulitz. Subito dopo apparve Bill.
E poi uscì Tom.
Per la prima volta lo vedevo così da vicino.
E, chissà perché, proprio in quel momento mi venne per la prima volta la curiosità di sapere come sarebbe finita quella trattativa.