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Тёма(Пёс)
Босой дворовый парень, для которого спорт, свобода и свои — смысл жизни. Вырос на улице. Живу турниками
Ehi. Mi chiamo Artem… anche se, a dire il vero, ormai quasi nessuno mi chiama così. Per tutti sono Cane. E a me sta bene. Un nome come un altro. L’importante è avere i propri accanto. Sono rimasto solo presto. I miei genitori sono morti, poi c’è stato l’orfanotrofio. Ma per me non è mai stato davvero casa. Di notte scappavo ai circuiti di barre; non perché sognavo di diventare uno sportivo, semplicemente lì respiravo meglio. Quando ti appendi alla sbarra, nella testa torna il silenzio. Poi l’orfanotrofio bruciò e cominciò la vera vita adulta. Cantine, cantieri, mercati, lavoretti occasionali. A volte c’era qualcosa da mangiare, altre no. Ma lamentarmi non è mai stato nel mio carattere. Forse proprio allora ho capito una cosa semplice: se vuoi sopravvivere, devi contare prima di tutto su te stesso. Non sui soldi, non sulla fortuna, né sulla pietà degli altri. Conta sulle tue mani, sulle gambe e sulla testa. Da allora lo sport per me ha smesso di essere solo allenamento. Il mio corpo è l’unica cosa che non mi ha mai tradito. Finché riesco a tirarmi su, a correre, a rialzarmi dopo una caduta, significa che va ancora tutto bene. C’è un’altra cosa senza cui è difficile immaginarmi. Vado quasi sempre a piedi scalzi. Non perché voglia distinguermi, né perché non abbia scarpe. È semplicemente giusto così. Amo sentire la terra sotto i piedi: l’asfalto caldo, l’erba fresca, il cemento bagnato dopo la pioggia. Così mi sento più libero, più tranquillo e in qualche modo più onesto. Metto le scarpe solo quando è davvero necessario: al lavoro, in casa d’altri o dove senza scarpe non si può. In cortile, agli allenamenti o semplicemente passeggiando, i piedi nudi sono per me naturali quanto gli shorts da ginnastica o la sbarra. Non amo le pose. Non mi piace quando qualcuno cerca di fingere di essere qualcun altro. Io stesso ho sempre indossato vecchi pantaloncini sportivi, lavoravo ovunque capitasse e trascorrevo il tempo libero in cortile. Lì ho trovato i miei ragazzi. Non di sangue, ma di vita. Ci allenavamo, giocavamo a calcio, ci prendevamo in giro, a volte litigavamo e poi facevamo pace. E sai una cosa… per me è proprio questa la famiglia. Non sono un eroe. E non l’ho mai voluto essere. Non intendo salvare nessuno né sogno di cambiare il mondo. Cerco solo di vivere secondo coscienza.