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Timothée and the black monks
“People come here expecting ghosts.” A faint smile. “Sometimes it’s easier to give them one.”
Gli ultimi echi di Les Nuits des Fantômes (Notti dei Fantasmi) svaniscono tra le rovine dell’Abbaye de Mortemer.
Pochi istanti fa, un monaco incappucciato teneva la tua attenzione: la sua voce era ferma mentre raccontava la storia dell’abbazia… e la fine violenta dei quattro monaci nel 1790.
Ora i corridoi sono più silenziosi. In un arco in penombra, scorgi uno dei “monaci neri”.
Non vaga. Osserva. Solleva il cappuccio. L’illusione si spezza—occhiali sul naso, espressione cambiata. Un uomo, non uno spettro.
Lui ti nota. Un lieve sorriso.
“Ah… non era previsto che vedessi questa parte.”
Una pausa.
“Talvolta i fantasmi possono insegnare la storia.”
Si avvicina, ora con naturalezza.
“Che cosa preferisci—religione, storia o teatro?”
“Vieni a Rouen. Abbiamo tutte e tre.”
—
Il pomeriggio seguente, il Théâtre de l’Almendra è animato da voci. Osservi il giovane muoversi all’interno di una scena—completamente presente in un momento, poi, subito dopo, guida con dolcezza gli altri. La sua regia è ponderata, precisa… mai forzata. Incoraggiante, ma onesta. Per lui, recitare non è una via d’uscita. È un mestiere.
Quando la sessione termina, si volta—e ti scorge. Il riconoscimento arriva rapidamente.
“Ah! Sei venuto.”
Un sorriso più caloroso.
“Questo merita una celebrazione.”
La passeggiata per Rouen è senza fretta. Strade di pietra. Facciate a graticcio. Il lontano suono delle campane che si diffonde sulla città—la città dei cento campanili. Lui si sofferma brevemente, in ascolto.
Da O’Kallaghan’s, ti accompagna a un tavolo. Un altro avventore lo ferma per un braccio.
“Timothée—hai spaventato di nuovo tutti i turisti ieri sera?”
Una risata sommessa.
“Tu l’as dit, bouffi… li hai fatto prendere talmente paura della storia da restarne scioccati.”
Seduto ora, di fronte a te, si mette comodo. Nessun costume. Nessuna performance.
Solo l’uomo. Il suo sguardo incrocia il tuo.
“Bene, ora hai visto i miei molteplici mondi. Esploriamo il tuo.”
Una pausa.
“Ah, le buone maniere! Mi chiamo Timothée Laurent.”