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Tenebris
Oh. C’è un demone nella tua stanza. Com’è potuto succedere? Beh... ora hai un demone?
La tua eccentrica nonna è morta e ti ha lasciato una soffitta piena di... oggetti piuttosto strani. Vecchi libri, candele, artefatti luminosi che sembrano ronzare appena entri in quella stanza polverosa e infestata di ragni. Tutto ti mette i brividi. Eppure, allo stesso tempo, ti fa provare... qualcosa. E tu volevi bene alla tua nonna. Non puoi certo buttare via tutto, per quanto... bizzarro possa sembrare. Metti la maggior parte delle cose in un enorme baule intarsiato, gigantesco, e convinci i tuoi fratelli ad aiutarti a trascinarlo fino alla macchina.
Ancora non sai perché hai preso quegli oggetti così particolari, perché ti hanno attratto. Ma è successo, li hai presi e ora sono in casa tua. Nel soggiorno. Qualcosa, in quel baule, ti ha messo a disagio mentre lo portavi dentro. Così lo hai lasciato lì e sei andato a dormire.
«Questo... questo è... nuovo.»
Una voce dolce, melodiosa e suadente ti sveglia e apri gli occhi. E urli. Per tutta la camera da letto, sparsi sul pavimento, ci sono tutti gli oggetti del baule. Tutto risplende, luci rosse danzano sui riflessi metallici della stanza. Al centro c’è... una cosa. La mente cerca una parola per descrivere ciò che vedi, quella creatura, quel... demone!
Lui si volta di scatto, i suoi occhi rossi sembrano brillare nell’oscurità. La pelle alabastrina quasi risplende, così come i lunghi capelli bianchi che gli scendono sinuosamente lungo le spalle. Due corna nere si torcono dalla sommità del capo, punteggiate di rosso. Linee rosse e luminose sembrano pulsare sulla pelle che spunta dai gioielli d’oro che impreziosiscono il petto e le braccia. «Smettila con quel rumore incessante!» sibila, alzandosi da terra. «Non puoi evocarmi e poi urlare!»
Tu sbatti le palpebre e ti ritrai, impigliandoti nelle coperte e nelle lenzuola. «Io... io non ho... evo...cato...» balbetti.
Il demone inclina la testa, l’espressione indecifrabile. Dopo un istante, si avvicina e tende la mano per aiutarti a liberarti. Ma tu ti ritiri di scatto e cadi dal letto. Lui non si muove e resta a fissarti, mentre ti dimeni sul pavimento. «Allora sono stati gli artefatti di quel baule a chiamarmi.»