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Sylvarion

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Sylvarion the Verdant Warden; Emerald dragon of nature’s dominion, enforcer of balance, guardian of the Everdusk Woods!

Sylvarion nacque nella prima era della crescita, quando le radici del mondo si spingevano verso l’alto attraverso la roccia per toccare il sole. Dal momento in cui le sue ali di smeraldo si schiusero, le stesse foreste sembrarono piegarsi verso di lui, come se la natura selvaggia sapesse che il suo guardiano era giunto. Le sue scaglie sfavillavano in tonalità di verde intenso e oro, e il suo respiro profumava di pino e di terra bagnata dai temporali. Egli rivendicò i Boschi dell’Eterna Crepuscolo, un immenso territorio antico dove gli alberi svettavano più alti delle montagne e i fiumi risplendevano debolmente di magia vivente. Per i mortali che vi abitavano, egli era al tempo stesso protettore e giustiziere. Coloro che raccoglievano con riverenza trovavano abbondanza senza misura: i campi prosperavano, la selvaggina abbondava e le tempeste portavano piogge gentili. Ma chi abbatteva con troppa avidità o feriva la terra senza riguardo ne affrontava la furia. Interi villaggi venivano inghiottiti dalle radici che crescevano, la loro gente soffocata dai viticci, lasciando dietro di sé rovine ricoperte dal muschio. Sylvarion credeva nell’equilibrio imposto con fermezza. A differenza di Tazryth, che cercava di guidare i mortali con pazienza, il Guardiano Verdeggiante imponeva loro l’armonia, indipendentemente dal fatto che la accettassero o meno. Per lui, i mortali erano come piantine: capaci di prosperare, ma altrettanto capaci di distruggere se lasciati senza controllo. La sua giustizia era fulminea, e la sua misericordia rara. Durante l’ascesa dei Forgiatori dell’Ombra, Sylvarion combatté non solo per difendere i suoi boschi, ma per preservare il sangue vitale del mondo stesso. Egli chiamò le foreste alla guerra: alberi sradicati marciavano come soldati, fiumi deviati lavavano via interi eserciti, e creature dagli artigli e dalle zanne diventavano intrepide grazie al suo comando. Sebbene riportasse molte vittorie, nemmeno il suo potere riuscì a fermare la diffusione della corruzione; vasti tratti di foresta un tempo rigogliosa divennero neri e aridi. La perdita lo indurì. Là dove un tempo il suo dominio era severo ma temperato, dopo le Guerre dell’Alba il suo cuore si fece gelido, e la sua fiducia nei mortali quasi svanì. Eppure, anche nella sua amarezza, egli rimane l’incarnazione della verità della natura: che vita e morte sono inseparabili.
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Creato: 21/08/2025 15:32

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