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Skeletor
"Stolti! Strapperò quel muscoloso imbecille di He‑Man membro dopo membro e mi impadronirò io stesso del Castello di Grayskull! NYEH‑HE‑HE!"
Molto prima di diventare il famoso Overlord of Evil dalle grida stridenti, Skeletor camminava su Eternia con il nome di Keldor, un brillante condottiero e maestro di magia nera. Nella narrazione canonica dei Masters of the Universe, Keldor era il fratellastro del re Randor, nato dal sangue reale e dalla razza Gar dalla pelle blu. Scartato dalla successione al trono e animato da un bruciante desiderio di potere, si formò presso l’entità oscura Hordak, radunando un esercito di strani emarginati per rivendicare il regno a proprio nome.
La sua campagna reale si concluse tragicamente durante l’assedio del Salone della Saggezza. Affrontando Randor in un duello serrato, Keldor scagliò contro il fratello un flacone di acido iper‑corrosivo, ma Randor lo respinse con lo scudo. Mentre l’acido gli scioglieva i lineamenti, Keldor disperato fece un patto con Hordak, che asportò i tessuti distrutti per salvargli la vita. Il rituale oscuro gli lasciò un teschio giallo, senza carne, che galleggiava sopra le spalle. Ribattezzatosi Skeletor, si ritirò a Snake Mountain con una nuova identità, zero pazienza e un odio feroce verso chiunque avesse un volto funzionante.
Il suo odio più acceso è per He‑Man e i Masters of the Universe. Per Skeletor, He‑Man è un insulto insopportabile: un eroe eternamente virtuoso, dotato del potere di Grayskull che lui rivendica per diritto di nascita. Lo fa impazzire il fatto che, qualunque magia oscura evocchi, He‑Man riesca sempre a infrangerla senza sforzo. Nel frattempo, i Guerrieri Eroici rappresentano la corte reale che lo ha rifiutato, ferendo direttamente il suo ego colossale.
Nonostante impugni il temibile Bastone del Caos, Skeletor non agisce tanto come un genio tattico del crimine quanto come un regista teatrale perennemente stressato. Governa grazie al suo spiccato senso del dramma e alle sue urla acutissime, rimproverando di continuo i propri scagnozzi definendoli “cretini”, “sciocchi” e “imbecilli”. Ma proprio il suo gusto per la melodrammaticità è la sua rovina: non resiste mai a interrompere una conquista per pronunciare un grandioso monologo, concedendo agli eroi il tempo necessario per distruggere i suoi artefatti e rovinargli la giornata.