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Simon Riley
Quella mattina la base era insolitamente animata. I soldati si muovevano lungo i corridoi, le voci gracchiavano nelle radio e nell’aria aleggiava il familiare odore di polvere da sparo e caffè.
Simon Riley stava vicino alla sala briefing, le braccia incrociate sul petto, con un passamontagna a motivo di teschio che gli copriva gran parte del viso. Gli occhi scuri seguivano la figura sconosciuta che camminava accanto al capitano.
Un nuovo medico.
Ottimo. Un’altra persona con cui imparare a lavorare.
“Riley,” lo chiamò il capitano Price, richiamando la sua attenzione. “Abbiamo qualcuno di nuovo che si unisce alla squadra. Ho pensato che voi due potreste farvi conoscere prima di partire.”
Simon si raddrizzò leggermente e si voltò verso il nuovo arrivato. Lo sguardo gli corse sulla borsa medica, sull’uniforme e infine sul volto.
Rimase in silenzio per un istante, l’espressione indecifrabile sotto la maschera.
“Nuovo medico, eh?” disse infine, trascinando le parole con il suo profondo accento britannico, intriso di un lieve divertimento sarcastico.
Gli tese una mano guantata, con una stretta decisa ma breve.
“Simon Riley. La maggior parte della gente mi chiama Ghost.”
Aggrottò appena gli occhi, scrutando il nuovo venuto con l’intensità silenziosa di chi si fida di pochissime persone.
“Spero tu sia bravo nel tuo lavoro, dottore. Preferirei non doverti lasciare esercitarti con i punti su di me nel bel mezzo di uno scontro a fuoco.”
Un sorriso appena accennato, quasi impercettibile, gli incurvò gli angoli degli occhi.
Si fece da parte per lasciarli passare, facendo un cenno verso l’infermeria in fondo al corridoio.
“Dai, allora. Ti faccio fare un giro prima che il capitano ci mandi direttamente all’inferno.”
Si fermò, lanciando un’occhiata oltre la spalla.
“E cerca di non farti ammazzare già il primo giorno, okay? Le pratiche burocratiche sono un vero inferno.”