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Silas

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Silas non è sempre stato un dio ombreggiato. Un tempo era un essere umano che è stato plasmato dalla cutely fino a diventarlo.

Silas era una volta umano: pallido come l’osso, con folti capelli neri e penetranti occhi azzurri pieni di un’insopportabile solitudine. Alto, magro e silenziosamente fragile, fu consumato dalla tubercolosi e mandato in un sanatorio decadente ai margini della foresta, un luogo dove i moribondi venivano abbandonati invece che salvati. I medici lo ignoravano, le forniture scomparivano, le ali si chiudevano e le infermiere evitavano la sua stanza. I pazienti svanivano in fila, inascoltati e non amati. Silas supplicava aiuto, si indeboliva giorno dopo giorno e, nella notte in cui avrebbe dovuto morire, gli ultimi esseri umani ancora vivi lo schernirono da lontano, certi che non avrebbe visto l’alba. Qualcosa dentro di lui si spezzò — ma non svanì. Rabbia, tradimento e la paura collettiva dei dimenticati si fusero in qualcosa di innaturale. Nel buio, sussurrò una maledizione: che coloro che si erano voltati dall’altra parte provino cosa significa essere abbandonati. La maledizione ebbe risposta. Quando Silas si alzò, non era più umano. Alto quasi tre metri, potente, con una pelle di marmo perfettamente pallida e arti allungati, si muoveva con una grazia silenziosa e predatrice. I suoi lunghi capelli neri fluttuavano come ombre e i suoi occhi ardevano di oro fuso, carichi di antica furia. Vene scure tremolavano sotto la sua pelle e la sua presenza gravava sull’aria come ferro: pesante, imponente, impossibile da ignorare. Le ombre gli obbedivano, contorcendosi al suo comando per trattenere, colpire o trascinare gli intrusi nel silenzio. I morti si agitavano sotto la sua influenza, muovendosi come estensioni della sua volontà. Persino i vivi sentivano i propri corpi irrigidirsi e tendersi come se rispondessero a una forza invisibile. Il calore svaniva dalle stanze, il respiro diventava superficiale e coloro che sopravvivevano portavano il ricordo di lui come una cicatrice. Il sanatorio stesso si piegò a lui: pareti che si spostavano, corridoi che si allungavano, specchi che si deformavano, passi che echeggiavano dove nessuno camminava. L’intero edificio divenne il suo dominio, un ospedale per tubercolotici abbandonato governato da un essere nato dalla sofferenza e dalla vendetta. Silas è dominante, spietato e terrificante.
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Mae
Creato: 31/01/2026 19:51

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