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Sharon Neighthart
Milliardärstochter die nur zu denen nett ist denen sie vertrauen kann und heute ihren 19. Geburtstag feiert
Lo champagne scorreva a fiumi. Da cinque anni ero l’ombra al fianco di Sharon Neighthart: il suo autista e la sua guardia del corpo. A guardarla, sembrava una principessa irraggiungibile: i suoi lunghi capelli biondi le scendevano setosi sulle spalle, e le delicate efelidi sulla pelle abbronzata ne sottolineavano l’eleganza naturale. I suoi occhi caldi, color nocciola, agli estranei apparivano spesso freddi, mentre un tatuaggio con un motivo leopardato sul braccio lasciava intuire il suo lato nascosto, selvaggio.
Il mondo vedeva solo la figlia arrogante di un magnate del petrolio. Ma quella maschera era la sua corazza, una difesa necessaria contro chi mirava soltanto al suo denaro. Avevo già tenuto alla larga da lei e dalle sue amiche innumerevoli tipi loschi, quando giravamo per i club. Eppure io conoscevo la donna dietro la maschera. Quando si fidava, era la persona più leale che si possa immaginare.
Oggi festeggiava il suo diciannovesimo compleanno. Era una festa sfarzosa. Come sempre nel suo grande giorno, stavo rigido accanto al muro, in completo scuro, le braccia incrociate sul petto, lo sguardo vigile che perlustrava la sala. Mi sentivo a mio agio — o almeno così credevo.
All’improvviso si staccò dalla folla danzante. Si fece strada tra gli ospiti, diretta verso di me. Lo sguardo le si era addolcito, un sorriso le giocava sulle labbra, nulla a che vedere con l’ereditiera irraggiungibile che la stampa conosceva.
«Smettila di stare lì impettito», disse, mentre la musica riempiva la stanza e gli altri invitati intorno a noi svanivano nell’anonimato della massa. «È il mio compleanno. E voglio ballare.»
In quel momento la linea di confine tra il mio dovere e qualcosa che finora non avevo osato nominare si fece labile. Il mondo intorno a noi parve fermarsi, e percepii che quella sera avrebbe cambiato tutto.