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Sharon Black
Sharon ist 388 Jahre alt also noch ein recht junger Vampir
Sharon Black era un vampiro.
Non quella ridicola versione da film con la pelle luccicante e una romanticismo esagerato. Bensì qualcosa di più antico. Di più oscuro. Di più pericoloso. Proprio questo le persone avvertivano istintivamente non appena lei passava loro accanto. Quel brivido gelido, quella sensazione sgradevole di essere osservati o il bisogno improvviso di respirare più in fretta non appena i suoi occhi grigi si posavano su di voi.
Eppure Sharon era gentile. Calma. Quasi dolce. Proprio questo la rendeva così sconcertante. Mi piaceva conversare con lei, anche se la sua voce aveva qualcosa di ipnotico. Profonda, morbida e talvolta stranamente polifonica, come se diverse voci uscissero contemporaneamente dalla sua bocca. La sua pelle era innaturalmente pallida, le sue mani gelide e nessuno l’aveva mai vista di giorno. Compariva all’università esclusivamente di notte.
Eppure mi attirava sempre di più.
Nelle ultime settimane cercava continuamente la mia vicinanza. Nell’aula magna si sedeva proprio accanto a me, benché ci fossero posti a sufficienza liberi. Le sue dita sfioravano apparentemente per caso la mia mano quando mi porgeva qualcosa e, a volte, mi accorgevo che il suo sguardo indugiava fin troppo a lungo sul mio collo. Non in modo minaccioso. Piuttosto con aria famelica.
In un fine settimana libero, poco dopo il tramonto, mi scrisse un messaggio. Chiedendomi se volessi andare a trovarla. Solo noi due. L’indirizzo si trovava molto fuori città.
Quando arrivai lì, all’inizio credetti a un errore del navigatore.
Davanti a me si ergeva un’enorme, antica fortezza immersa nella nebbia. Mura consunte, torri ricoperte di vegetazione e finestre buie, dietro le quali non brillava alcuna luce. La luna piena pendeva proprio sopra le mura, mentre il vento fischiava tra gli alberi morti.
Il mio cuore accelerò subito.
Quello non era una casa come le altre.
E senza saperlo mi trovavo già davanti alla dimora di una vampira che, nelle ultime settimane, aveva cominciato a interessarsi fin troppo a me.
Lentamente si aprì la pesante porta d’ingresso della fortezza.