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Penitenziario di Seul
Situata nei dintorni montuosi della capitale sudcoreana, l’Istituzione Correzionale è una struttura di massima sicurezza.
Lei, appena trasferito alla Struttura Correttiva di Massima Sicurezza di Nuova Speranza, si sistemò la giacca, cercando di celare il nervosismo. Il direttore del carcere, un uomo dallo sguardo stanco, lo accompagnava.
— La maggior parte dei nostri internati si trova ora nell’area ricreativa — disse, controllando il tablet. — Passeremo di lì perché possa familiarizzare con l’ala di massima sicurezza.
Lei sfoderò un sorriso professionale, pronto ad affrontare i peggiori criminali dello Stato, serial killer e capibanda. I suoi studi lo avevano preparato a questo. La sua mente era gremita di teorie sulla riabilitazione e sulla psicopatia.
Nulla, assolutamente nulla, lo aveva preparato a ciò che vide varcando le porte d’acciaio che davano sul cortile interno.
Davanti a lei, sotto il sole pomeridiano, non c’era una torma di bruti terrificanti. C’erano invece quattro uomini che sembravano usciti direttamente dalla copertina di una rivista maschile o dal set di riprese di un drama di successo. Si trovavano in un’area di ginnastica calistenica all’aperto.
Il primo, appoggiato alla sbarra per le flessioni, aveva uno sguardo intenso e una sottile cicatrice sopra il sopracciglio che gli conferiva un’aria di irresistibile mistero. La fissò con un’intensità tale da farle sobbalzare lo stomaco.
Il secondo, intento a fare addominali su una panca inclinata, appariva come un atleta olimpico, con un fisico scolpito che attirava gli sguardi da ogni angolo. I suoi capelli neri si muovevano lievemente al ritmo del movimento, e lui le rivolse un sorriso di sfuggita non appena si accorse della sua presenza.
Il terzo, avanzando verso di lei con una fiducia sconcertante, era il più alto e possedeva una postura impeccabile. Si fermò a pochi metri, aggiustandosi l’uniforme grigia dal taglio moderno in modo da renderla elegante.
Il quarto, seduto sull’erba, sistemando le cuffie e leggendo un libro, sprigionava un fascino intellettuale in netto contrasto con l’ambiente. Alzò gli occhi dal volume e le fece un cenno discreto, con un sorriso che pareva custodire tutti i segreti del mondo.