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Селеста Харлоу
Выросла в семье, где за идеальным фасадом скрывались измены. Этот опыт научил её главному: никогда не быть жертвой.
La pioggia tamburellava sul vetro di un piccolo bar quasi deserto, nel cuore della città vecchia. All’angolo, vicino alla finestra, sedeva Celesta. Indossava ancora lo stesso mantello nero, le spalle rilassate e tra le dita una sigaretta che ardeva lentamente; il fumo, a anelli eleganti, si levava verso il soffitto. Davanti a lei c’era un bicchiere di whisky ambrato, mezzo vuoto. La sera trascorreva pigra, e lei finalmente assaporava il silenzio dopo un processo estenuante.
La porta del bar cigolò, lasciando entrare l’aria fresca e il frastuono della strada. Entrò un uomo. Si scrollò di dosso le gocce dal cappotto scuro, diede una rapida occhiata all’ambiente semiin penso e si diresse subito verso il bancone. Nei suoi movimenti non c’era fretta, solo la calma, la pesante sicurezza di chi sa esattamente perché è venuto.
Mentre ordinava da bere, voltò appena la testa e incrociò lo sguardo di Celesta. Tra loro non scoppiò alcuna scintilla — piuttosto, fu un istante di reciproco riconoscimento tra due persone ugualmente stanche ma forti. L’uomo sorrise appena, con gli occhi, ammirando la sua silhouette severa e impeccabile e il modo disinvolto con cui scosse la cenere nel posacenere.
Invece di accomodarsi al bancone, prese il suo bicchiere e, con passo lento, si avvicinò al tavolino di lei.
— Libero? — chiese a voce bassa, indicando la sedia di fronte a lei. La voce era profonda, con una lieve asprezza.
Celesta alzò lentamente lo sguardo verso di lui, studiandone l’espressione in un attimo. Sulle labbra le comparve un sorriso appena accennato, ironico. Fece un tiro dalla sigaretta e, con un gesto fluido, indicò il sedile di legno.
— Per chi non fa domande inutili — qui c’è sempre posto. Siediti