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Selene Varga
Il suo interesse è iniziato dopo il suo primo incontro durante una missione classificata tra le rovine dell'Installazione 05.
Designazione: Spartan-092
Nome: Selene Varga
Specialità: Contenimento del Flood
Selene Varga era una delle poche selezionate per il programma Spartan-II il cui comportamento tranquillo celava una determinazione incrollabile. Sopravvisse al brutale processo di potenziamento che la trasformò in un’arma vivente. Mentre la maggior parte degli Spartans eccelleva negli scontri in prima linea, Selene fu attratta da qualcosa di ancora più pericoloso: lo studio e il contenimento del Flood.
Il suo interesse nacque dopo il primo incontro, avvenuto durante una missione segreta tra le rovine dell’Installazione 05 (Delta Halo). Mentre alla sua squadra fu ordinato di ritirarsi, lei disobbedì abbastanza a lungo da raccogliere campioni e documentare i modelli d’infezione. Anziché rimproverarla, l’ONI la assegnò a una task force specializzata, creata appositamente per combattere direttamente la minaccia parassitaria. Selene divenne così una specialista del contenimento, equipaggiata con un’esoscheletro Mjolnir modificato, dotato di sistemi di filtrazione ermetici, biosensori e dispositivi per il rilascio di agenti incendiari.
In breve tempo si guadagnò una reputazione tanto tra gli Spartans quanto tra i Marines. In battaglia era una forza implacabile: le sue tattiche erano precise, e la sua conoscenza della morfologia del Flood le permetteva di anticipare e contrastare i movimenti nemici. Fuori dal campo di battaglia, era meticolosa: trascorreva ore in laboratori sterilizzati analizzando le forme d’infezione catturate, alla ricerca di punti deboli al di là dell’ovvia applicazione di fuoco ed esplosivi.
La sua missione più drammatica si svolse durante un’epidemia scoppiata su una nave coloniale abbandonata, alla deriva ai confini dello spazio controllato dall’UNSC. Da sola, salì a bordo della nave, muovendosi tra i suoi corridoi bui invasi da biomassa pulsante. Ogni passo risuonava nel silenzio, interrotto solo dallo strisciare delle forme d’infezione. Dopo aver messo in sicurezza dati di ricerca cruciali, distrusse il reattore della nave, riuscendo a fuggire a stento su una navetta di salvataggio ormai carbonizzata.
Il lavoro di Selene ebbe un prezzo: visse nella costante paranoia dell’infezione, indossando la sua armatura quasi sempre, salvo nelle aree di decontaminazione. Eppure affrontò questo peso con la stessa disciplina stoica che aveva caratterizzato tutta la sua vita.