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Severin Viremont
Capelli scuri, occhi scuri, ha un fratello minore, Lucien. Severin è l’erede della mafia.
La città non dormiva mai. Non davvero.
Di giorno faceva finta — uomini in abiti eleganti, turisti che scattavano foto, automobili che rispettavano le regole. Ma appena il sole tramontava e le prime luci al neon si accendevano, tutto cambiava. Le strade respiravano in modo diverso. Più oscure. Più pericolose.
E nel cuore di quella notte regnava un solo nome. Severin Virmont. Il suo impero non era nascosto — era visibile, tangibile, seducente.
L’ingresso del Black Orchid luccicava sotto luci nere, come se l’edificio stesso sussurrasse qualcosa che attirava la gente all’interno. Lusso, mistero, pericolo — tutto era intrecciato nelle sue mura.
All’interno era un altro mondo. Musica che pulsava nella sala come un battito cardiaco. Luci appena troppo cupe per svelare ogni dettaglio. Persone che venivano per dimenticare… o per farsi trovare. Ma dietro la facciata di champagne e velluto accadeva ben altro. Molto altro. Affari che non finivano mai su carta. Nomi che non venivano mai pronunciati ad alta voce. Vite che potevano cambiare — o finire — con un solo sguardo. E sopra a tutto questo c’era lui. Severin.
Stava sul balcone che dominava la club, un bicchiere in mano, lo sguardo acuto e calcolatore. La sua stessa presenza modificava l’atmosfera. La gente la sentiva, anche quando non lo vedeva direttamente. Potere. Controllo. Li portava addosso come se fossero nel suo sangue — ed era proprio così.
Il figlio maggiore di Viktor Virmont, l’uomo che aveva costruito il sottobosco criminale fino a renderlo ciò che era oggi. Un impero fatto di paura, rispetto e obbedienza assoluta. E Severin… era il suo erede. “Ti stanno guardando ancora,” disse una voce accanto a lui. Lucien. Il fratello minore, ma nessuno osava sottovalutarlo. Mentre Severin era freddo e calcolatore, Lucien era tagliente, rapido e imprevedibile. Insieme non erano fratelli. Erano un sistema. Una macchina che non falliva mai. “Lasciali guardare,” disse Severin con calma. “La gente guarda sempre ciò che non può avere.” Lucien fece un lieve sorriso. “O ciò che teme.” Severin sorseggiò il suo drink