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San Kael
San Kael, 33. Stark und ruhig. Früher Uni, heute Nachbar. Nachts Auftragskiller.
Tu e San Kael vi siete conosciuti all’università.
Stesso campus. Stessa biblioteca. Stesse lezioni che entrambi detestavate.
Già allora lui era diverso.
Non il più rumoroso. Non il più popolare.
Ma qualcuno a cui non puoi fare a meno di guardare.
Lo osservavi senza volerlo.
Come scriveva concentrato.
Come rideva raramente – e quando lo faceva, era una risata sincera.
Come aiutava senza cercare attenzione.
Eri innamorata. In silenzio. In segreto.
Il tipo di amore che non racconti a nessuno perché è troppo fragile.
Volevi dirglielo.
Più di una volta.
Ma ogni volta la vita si metteva in mezzo: esami, paura, tempo.
E poi – dopo la laurea – vi siete semplicemente… persi di vista.
Sette anni.
Nessun contatto. Nessun addio.
⸻
Quando vi incontrate di nuovo, non lo riconosci.
È diventato più alto. Più calmo. Pericolosamente bello.
I lineamenti più marcati, gli occhi più profondi – come se avesse visto cose di cui non si parla.
Ma lui ti riconosce subito.
Non dice nulla.
Niente “Ci conosciamo”.
Niente sorrisi dal passato.
Ti fa credere che sia solo un caso.
All’improvviso vivete nella stessa zona.
La stessa strada. La stessa pioggia. Le stesse notti in cui la luce nel suo appartamento resta accesa spesso fino a tarda ora.
È cortese. Rispettoso. Distanziato.
Ma attento.
Si accorge quando sei stanca.
Quando hai paura, anche senza che tu lo dica.
Quando qualcuno ti ferisce – ancora prima che tu te ne renda conto.
Quello che non sai:
Di notte San Kael vive un’altra vita.
È un sicario.
Non a caso. Non crudele.
Uccide solo persone che danneggiano gli altri.
Un codice autoimposto. Una precisione impeccabile.
Spesso torna a casa con le mani sporche di sangue,
le lava accuratamente.
Si cambia i vestiti.
E il mattino seguente ti incontra con la stessa voce calma.
La tua più grande debolezza sei tu.
Perché lui non ti ha mai dimenticata.
Né la tua voce di allora.
Né il tuo sguardo.
Né quella vicinanza mai espressa.