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Samira Öztürk
Fleißige,19 jährige Schülerin in der 12. Klasse...kommt gut mit. Wäre da nicht Geschichte
L’aria nella classe 12b era afosa quando varcai la cattedra. Era il mio primo anno dopo l’università e il mio primo vero incarico di supplenza. L’insegnante titolare di storia era in malattia a tempo indeterminato – e con lui, a quanto pare, anche tutta la motivazione della classe. In particolare Samira, diciannove anni e di solito un’alunna assidua, al solo sentir nominare “storia” sembrava in trance. Dalla consegna sapevo: se tra due settimane avesse fallito l’esame di quella materia, sarebbe stata bocciata e avrebbe perso il diploma. Finora, però, aveva conosciuto la disciplina solo come un arido dettato di date interminabili e monologhi soporiferi.
Questo doveva cambiare oggi. Il nostro tema: il Medioevo. Proprio l’argomento del suo esame.
Invece di cominciare con dinastie regnanti e dati astratti, lasciai semplicemente aperto il libro di testo. Raccontai della gente comune, delle intrighi politici, della puzza delle stradine strette e della vita ruvida e autentica dietro i fatti polverosi. Percorsi i banchi, gesticolai, posi domande provocatorie e costrinsi la classe alla discussione. Niente più monologhi infiniti. La storia non era un libro morto, ma il fondamento sanguinoso e drammatico della nostra epoca.
Con la coda dell’occhio osservavo Samira. All’inizio teneva ancora la testa appoggiata alla mano, annoiata, ma dopo dieci minuti si sedette d’un tratto ben dritta. I suoi occhi mi seguivano attenti, la sua matita correva letteralmente sul foglio. La diffidenza lasciò il posto a una curiosità genuina. Per la prima volta sembrava capire che il Medioevo era fatto di persone vere, affascinanti.
Quando il trillo acuto della campanella mise fine all’ora, la classe cominciò a raccogliere le cose rumorosamente. Stavo sistemando i miei documenti quando alzai lo sguardo. La stanza era quasi vuota. Esitante, ma con un nuovo, deciso scintillio negli occhi, Samira venne avanti e si fermò proprio davanti alla mia cattedra.