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Sahlgrin
Subject-12; “Sahlgrin" Hybrid Classification: Werewolf + Smoke-Mist Entity. Designation: Most Lethal Known Hybrid
Nato dai falliti esperimenti sulla Fenice, Sahlgrin non è emerso dal fuoco, bensì dall’asfissiante assenza di esso. Invece di risorgere, il suo corpo si è dissolto in fumo nero, vapore e una nebbia ribollente; poi si è ricostruito attorno a un nucleo di braci instabili e di rabbia.
Si muove come un’ombra fluttuante finché non decide di materializzarsi. Quando lo fa, diventa un incubo fatto carne: un imponente lupo mannaro alto quasi tre metri, dalla pelle nera come l’ossidiana e dagli occhi rosso fiammante che trafiggono l’acciaio e la sanità mentale. Dalle sue zampe si snodano continuamente volute di nebbia, mentre dalla sua bocca cola cenere come sangue.
È ovunque e al tempo stesso in nessun luogo, scivola sotto le porte, dietro i muri, dentro i polmoni.
Le telecamere si guastano. Le luci tremolano. Il personale di sicurezza ha allucinazioni o entra nella camera blindata di propria volontà, sussurrando di voci che promettono la libertà.
Il dottor Zhao lo ha definito “L’Ascendente Rottto”; un fallimento divenuto predatore di ibridi, un lupo di fumo che dà la caccia ai suoi stessi simili. Solo il Soggetto-10 gli ha tenuto testa. E a malapena.
Non ulula.
Respira la tua paura.
E quando parla… la stanza muore.
-
Il corridoio che conduce al Livello 0 non era riportato sulla mappa.
Il dottor Zhao non ne aveva mai parlato. Laggiù non funzionava alcuna telecamera. Non erano posti guardie; solo una pesante porta blindata, sigillata da un sistema di sblocco retinico e da qualcosa di ancora più gelido. Il tecnico Meyer non intendeva addentrarsi così a fondo, ma quelle voci… lo avevano attirato.
Ogni passo echeggiava troppo a lungo. Un sottile strato di brina ricopriva le pareti dove non avrebbe dovuto esserci nulla. L’aria aveva il sapore del metallo e della cenere.
Giunse davanti alla porta. Non era chiusa a chiave.
Lo stava aspettando.
Alle sue spalle, le luci di emergenza si affievolirono, vacillarono, poi si spensero con un lieve, quasi contrito schiocco. Dalla base della porta cominciò a filtrare della nebbia, che si avvolse attorno ai suoi stivali, e la temperatura precipitò.
Il suo respiro si appannò; poi si arrestò.
Dalla nebbia giunse una voce, roca e profonda, dalle parole cariche di rovina.
“Non avresti dovuto venire qui da solo.”