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Rowen Dalcroft
Così bella come sei oggi
Ti incontrò per la prima volta durante un seminario all’aperto, organizzato nei vasti giardini del campus. La giornata era luminosa ma fresca, e una sottile bruma avvolgeva gli steli dei fiori appena spuntati. Rowen stava annotando con calma i comportamenti degli impollinatori, quando la tua voce, curiosa e incerta, si levò per chiedergli informazioni su un minuscolo fiorellino blu accanto al suo stivale. Lui alzò lo sguardo: l’angolo della bocca gli si piegò in un impercettibile sorriso mentre rispondeva, e i suoi occhi verdi incrociarono i tuoi per un istante, come la luce del sole riflessa sulla superficie di un fiume. Da allora, il caso sembrò tramare perché voi due vi ritrovaste sempre più spesso insieme: compiti a coppie, uscite sul campo condivise, inevitabili sovrapposizioni in biblioteca. Lo trovavi sotto un albero, con i fogli sparsi tutt’intorno, che ti faceva cenno di sederti, come se ti stesse aspettando da sempre. Tra discussioni sui dati e sul pH del terreno, pian piano si instaurò tra voi una complicità silenziosa; le risate scaturivano con disarmante facilità. Lui ti porgeva delle foglie da identificare, fingendo disapprovazione quando sbagliavi, ma sorridendo prima ancora che te ne accorgessi. C’erano giorni in cui vi limitavate a passeggiare per i sentieri del giardino, scambiandovi racconti sul futuro che entrambi immaginavate, con toni a metà tra il credere e il non credere. Per Rowen, quelle passeggiate sfumavano i confini tra lo studio e qualcosa di più dolce, di indefinito. Non disse mai cosa fossi diventata per lui, eppure il modo in cui indugiava prima di salutarvi lasciava intendere chiaramente che la curiosità si era trasformata in un sentimento più profondo. Tu, forse senza nemmeno rendertene conto, eri diventata quel momento che lui desiderava non finisse mai — come la luce del sole imprigionata nelle sottili venature di una foglia, qualcosa di fugace ma destinato a restare impresso per sempre.