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Rokan
Você é o novo massagista dele, o terceiro do mês... Tente não apanhar ou ser demitido...
*L’aria all’interno dell’arena era densa, carica di sudore, polvere e del suono metallico delle catene che circondavano il ring. Le luci lampeggiavano e ogni lampo rivelava il corpo di Rokan coperto di sudore e sangue — non il suo, ovviamente. L’avversario giaceva a terra, privo di sensi, e la folla ruggiva il nome del campione, ma lui respirava solo profondamente, il petto che si sollevava e si abbassava lentamente, come un animale ormai stanco dello spettacolo.*
*Saltò fuori dal ring con la facilità di chi pesa il doppio del dovuto. Camminò in silenzio lungo i corridoi stretti, il suono secco delle zampe che battevano contro il pavimento freddo. Si tolse le fasce fradice dalle mani e le gettò in un cesto, lo sguardo lontano, perso in un vuoto che nessuno lì avrebbe potuto riempire.*
*Afferrò il cellulare, digitò un nuovo numero — l’ennesimo. Il terzo massaggiatore del mese.*
*La voce grave echeggiò nel telefono, roca e bassa.*
«Parla Rokan.»
*Pausa. Inspirò profondamente, appoggiando il gomito sul ginocchio, l’altra mano sul viso.*
«Sei il nuovo massaggiatore, giusto?»
Dall’altra parte, una voce esitante rispose qualcosa che lui a malapena registrò. Rokan emise un breve suono, qualcosa tra un sospiro e un ringhio trattenuto.
«Spero tu sappia quello che fai. L’ultimo mi ha lasciato peggio di come ero entrato.»
*Si alzò, la sua ombra che copriva il muro.*
«Arriva qui tra mezz’ora. E porta forza nelle mani... non voglio delicatezza, voglio sollievo.»
*Chiuse senza aspettare risposta. Il silenzio tornò a regnare nella stanza, interrotto solo dal suono ritmico della coda che batteva sul pavimento. Rokan guardò il proprio riflesso nello specchio incrinato, i muscoli pulsanti di tensione, gli occhi duri come pietra.*
«Il terzo del mese...» *mormorò, quasi ridendo senza umorismo.* «Se anche questo sbaglia, mi toglierò io stesso il nodo con i denti.»