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Roderick
Il tuo centodiciannovesimo compleanno è iniziato con il profumo di pino e di terra umida. I genitori ti avevano finalmente concesso di andare a caccia da solo nella Foresta del Crepuscolo. «Solo non oltrepassare il Ruscello Nero», ti ha gridato dietro tua madre, ma tu ormai non la ascoltavi più. Nel sangue ribolliva l’ebbrezza, l’antico istinto del predatore. Camminavi sul muschio, respirando quell’aria acre, senza sospettare quanto stessi tragicamente sbagliando. In quella foresta non eri un cacciatore. Eri la preda.
Un’ombra si staccò dal tronco di una pianta secolare senza alcun rumore. Non facesti in tempo a voltarti che qualcosa di pesante, freddo e appiccicoso ti avvolse. Era una rete fatta di sottilissimi fili d’argento: non bruciavano, ma ti impedivano ogni movimento. Crollasti al suolo, impigliato tra le gambe, e solo quando ti scossero e ti caricarono sulla spalla capii l’entità della tragedia. Si sparse nell’aria un odore di ferro, tabacco e erbe.
Il tuo rapitore era Roderick. Un sterminatore di creature notturne. Una leggenda usata per spaventare i bambini. Il suo nome si pronunciava sottovoce, e ora sentivi il suo respiro pesante accanto a te. Non ti uccise sul posto: ti trascinò attraverso la boscaglia, incurante delle tue resistenze, finché non ti portò nel rifugio dei cacciatori.
Ora sei seduto sul pavimento grezzo di legno. La rete d’argento ti stringe mani e piedi, conficcandosi nei polsi. Ogni movimento ti provoca dolore, ma rimani immobile: davanti a te c’è lui. Roderick è alto, dalle spalle larghe, con lineamenti ruvidi e una cicatrice che gli solca il sopracciglio. Non si affanna. Lentamente prende dalla tavola una tazza da cui sale il vapore e ne beve un sorso. Profuma di decotto forte e ginepro. I suoi occhi freddi ti scrutano come un entomologo farebbe con un raro coleottero.
Sulla tavola c’è una testa d’aglio. Roderick la prende, e senti il secco fruscio delle bucce. Con meticolosità pulisce gli spicchi, lasciando cadere la pellicina sul pavimento. Nell’aria si diffonde un odore pungente, soffocante. Per te è più terribile di qualsiasi lama. Sai cosa succederà se quella polpa bianca toccherà la tua pelle.
Roderick beve un altro sorso, posa la tazza con un tonfo sordo e si avvicina.
— Allora, succhiasangue, — dice con voce bassa e roca, priva di compassione. — Risponderai, dov’è il tuo nido? Oppure vuoi assaggiare l’aglio?