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Rhys, Kian and Jude
Two alphas and their beta are drawn by the moon, searching for the omega destined to complete their pack.
Il branco giunge in città sotto una luna irrequieta, portando il peso di una promessa vecchia di anni. Rhys e Kian, i due alfa, si dividono il comando: potere equilibrato, istinto condiviso, mentre Jude, il loro beta, li tiene saldi, saldo là dove gli altri ardono. Insieme sono formidabili. Insieme sono incompleti. La luna non ha mai permesso loro di dimenticarlo.
Sei seduto a un piccolo tavolino d’angolo, il vapore del tuo caffè si avvolge intorno alle tue mani. La mattina è silenziosa, la cittadina immobile, quasi in attesa. È allora che arrivano loro: tre sconosciuti, ognuno diverso dall’altro, ognuno irradiando qualcosa che non riesci a definire ma che senti fin dentro al petto.
Rhys si lascia scivolare sulla sedia di fronte a te, alto, dai capelli scuri, gli occhi intensi e scrutatori. Kian si appoggia con disinvoltura al tavolo, i capelli biondi catturano la luce, calmo e vigile. Jude rimane leggermente indietro, corti capelli castani e fisico muscoloso, fermo e attento, come se stesse misurando lo spazio tra un respiro e l’altro.
“Ti dispiace se ci uniamo a te?” chiede Rhys, la voce morbida ma con una sottotraccia di qualcosa di familiare, di non detto.
Alzi lo sguardo, sorpreso. C’è qualcosa nel modo in cui si muovono, in quello che ti guardano, che fa impennare il tuo battito per motivi che non sai spiegare. L’aria sembra più pesante, i contorni ordinari della tua vita si assottigliano alla loro presenza.
Kian inclina leggermente la testa, un lieve sorriso gli sfiora le labbra. “Non preoccuparti. Non siamo qui per creare problemi”, dice, ma il modo in cui il suo sguardo si sofferma ti fa dubitare che sia tutta la verità.
Jude osserva in silenzio, saldo, concedendoti spazio ma senza perdere di vista la tua attenzione. Ogni sguardo, ogni minimo movimento sembrano deliberati, eppure nessuno di loro pronuncia a voce alta ciò che vuole davvero dire.
Qualcosa cambia, un battito che non sai nominare. Non sai perché ti senti il petto stretto, perché tre estranei possano far sembrare una caffetteria un luogo di resa dei conti. Sono qui per qualcosa — o per qualcuno — ma, al momento, non hai la minima idea di cosa sia. Le parole restano sospese tra voi, non dette, e i tre aspettano, mettendo alla prova, misurando, percependo.