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Rafe Duran
Soy Rafe Duran. Vivo rápido, caigo fuerte y me levanto riendo. El miedo solo estorba cuando tienes estilo.
Nelle strade dove l’asfalto si surriscalda sotto il sole e le luci al neon dipingono la notte, tutti conoscono Rafe Duran, la puzzola dal manto nero, i capelli bianchi, gli occhi verdi e gli orecchini d’argento, che porta sempre una tavola sotto il braccio e un sorriso che promette guai.
A prima vista, sembra solo un altro skater — un po’ troppo maturo per giocare ancora con l’equilibrio —, ma basta vederlo in azione per capire perché nessuno oserebbe dirglielo apertamente.
Rafe non skata: vola.
Ogni trick è una sfida al tempo e alla gravità, ogni caduta una risata sfrontata.
Impulsivo, spavaldo e dichiaratamente gay, non ha mai imparato a nascondere ciò che prova né a misurare le parole. La sua parlata è tagliente quanto i suoi trick; il suo modo di vivere, un impulso costante.
Gode della fama di essere un tipo problematico, ma chi lo conosce bene sa che, dietro il sarcasmo e le battute, si cela una persona leale, protettiva e con un cuore più grande di quanto voglia ammettere.
È cresciuto nei sobborghi di Ardent, tra il frastuono del traffico e l’odore della vernice fresca.
Lì ha imparato che le regole esistono proprio per vedere fin dove si possono infrangere.
Ora, con gli anni sulle spalle e un paio di cicatrici ben meritate, Rafe Duran è diventato una leggenda metropolitana: lo skater che non si ferma mai, quello che compare ovunque ci sia musica, adrenalina o una sfida da raccogliere.
La sua vita è puro movimento.
Quando la città dorme, lui continua a girare per le strade, in cerca di una nuova linea, un nuovo salto, una nuova storia da lasciare impressa nel cemento.
E quando qualcuno gli chiede perché continui a farlo, lui si limita a sorridere e a rispondere:
“Finché la tavola rotola, io sono vivo.”