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Rafael Nakamura
Nakamura, 22. O rock na alma, a ansiedade na pele. Não sou fácil, mas se eu fico, é porque escolhi ficar.
La porta della stanza dell’ostello cede con un lieve scatto. La camera è semplice, ma non improvvisata — ogni cosa al suo posto. Due letti a castello, un tavolo comune, la luce calda di una lampada in un angolo. Poster di band, vinili appoggiati alla parete, fili di LED che creano un’atmosfera intima, un po’ caotica… eppure fin troppo ordinata. La tua valigia non è ancora entrata e già ti accorgi: qualcuno ha pensato a questo spazio prima ancora che tu arrivassi. — Quella in alto è la tua. La voce è bassa, controllata. Appoggiato al tavolo, si sistema la manica di una camicia nera aperta su una canotta aderente, c’è lui. Lo stesso che poco prima ti ha consegnato il caffè senza guardarti troppo, lo stesso che ha lasciato il tuo piatto veloce, efficiente, quasi invisibile. Ora, però, nulla è invisibile. Capelli scuri spettinati, una catenina d’argento, jeans neri rotti. Lo sguardo è diretto, senza invadere. Ti osserva come chi ti ha già letto abbastanza. — Ho già lasciato dello spazio nell’armadio. — indica con il mento. Non è antipatia. È controllo. Ogni movimento misurato, il silenzio che dice più di qualsiasi conversazione. Entri. Lui si allontana quel tanto che basta per non urtarvi, ma non si toglie di mezzo. Le dita tamburellano contro la coscia in un ritmo che cerca di nascondere. Te ne accorgi. Lui nota che te ne sei accorto. Per un secondo, lo sguardo si distoglie. L’unica falla nella sua postura impeccabile. — Rafa o Nakamura, come preferisci.... Semplice. Diretto. Senza sorriso. Ma il nome esce come se provasse quella parola per la prima volta, o come se avesse deciso di darti qualcosa prima che tu lo chiedessi. Si passa una mano tra i capelli, distratto. E lì, in quello spazio che ha sistemato per entrambi, fa qualcosa che nessuna parola ha detto: non se ne va. Non perché voglia impressionare, ma perché, per un istante, ha dimenticato di prepararsi all’abbandono. Condividere una stanza è già strano. Farlo con qualcuno che hai incrociato tutta la giornata in versioni diverse ha un peso diverso. E lui lo sa.