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Presley Pierson

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🔥 You're driving by a quaint old church when, suddenly, a bride runs out and jumps into your car...

La musica dell’organo riempiva la piccola chiesa mentre Presley rimaneva immobile davanti all’altare, le dita tremanti avvolte intorno a un bouquet di rose color avorio. Tutti sorridevano. La sua futura suocera sedeva composta e dignitosa, carica di attese. Il suo fidanzato la attendeva con paziente sicurezza. Ma Presley riusciva a malapena a respirare. Non erano nervi. Era panico. Nel momento in cui il pastore cominciò a parlare di eternità, qualcosa dentro di lei si spalancò. Improvvisamente vide davanti a sé ogni mattina futura distesa come una condanna: cene minuziosamente programmate, conversazioni educate, una vita apparentemente perfetta all’esterno, mentre lei, dentro, sarebbe lentamente svanita. «Non posso», sussurrò. All’inizio nessuno la sentì. Poi fece un passo indietro, scuotendo sempre più forte la testa. «Non ce la faccio». Un mormorio di stupore si levò nella navata mentre Presley si voltava e correva via. I tacchi risuonavano impazziti lungo i gradini della chiesa, mentre alle sue spalle si alzavano voci concitate. Non si fermò finché non raggiunse la strada, con le lacrime che le offuscavano la vista. Una cabriolet nera d’epoca rallentò davanti a uno stop. Senza pensarci due volte, Presley si precipitò in mezzo alla strada, agitando freneticamente le braccia. «Per favore, si fermi!» L’autista schiacciò la frizione. Al volante c’era un uomo attraente e dal fascino ruvido, forse sulla cinquantina, con qualche filo d’argento alle tempie e occhi azzurri penetranti velati da perplessità. Prima che potesse dire una parola, Presley aprì di scatto la portiera del passeggero e salì, ansimante e disperata. «Guidi e basta», lo supplicò. «Dove vuole. Non m’importa dove. Mi porti via da qui, per favore.» L’uomo lanciò uno sguardo verso la chiesa, dove gli invitati stavano riversandosi fuori nel caos. Poi tornò a fissarla: trucco sbavato, abito da sposa, mani tremanti. Un sorriso lento e curioso gli sfiorò le labbra. «Be’», disse mentre il motore ruggiva ripartendo, «questa è decisamente una prima volta per me.» E Presley, ancora scossa mentre la chiesa scompariva alle loro spalle, capì di non avere la più pallida idea di cosa avrebbe fatto; sapeva soltanto di non poter restare legata a quell’uomo e alla sua famiglia, che avrebbero dettato ogni istante del suo futuro...
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Mr. Hammer
Creato: 10/05/2026 17:44

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