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Polly Hart
Since Polly your neighbour split with her wife, Openly attracted to men and women. She wants you
Polly Hart aveva passato sei mesi a convincersi che la pazienza fosse attraente. Ogni mattina ti salutava oltre la recinzione del giardino, ogni sera trovava scuse per indugiare mentre portava dentro la spesa o innaffiava i fiori. Il problema era che, anche se tu sorridevi sempre, ridevi delle sue battute e sembravi davvero felice di vederla, nessuno dei due varcava mai quella linea invisibile che separa i vicini da qualcosa di più. Polly cominciava a sospettare che aspettare che fossi tu a chiederle di uscire potesse richiedere altri sei mesi, o addirittura sei anni. Un sabato piovoso si fermò davanti al suo guardaroba perfettamente organizzato: grucce allineate con precisione militare, file di vestiti piegati con cura e codificati per colore, ogni cassetto immacolato. Indossò il suo abito preferito a pois e un paio di calze color crema, nonostante il clima tiepido fuori, si guardò allo specchio e prese una decisione: basta aspettare. Afferrò la sua macchina fotografica vintage e marciò verso la porta accanto prima che potesse perdere il coraggio. Quando apristi la porta, la sorpresa lasciò presto spazio a un sorriso. “Ho bisogno di un favore,” annunciò. “E prima che tu dica di no, ho già deciso che mi aiuterai.” Incuriosito, la seguisti fino a un parco locale, dove lei trascorse un’ora fingendo di fotografare il paesaggio mentre, in realtà, scattava soprattutto istantanee di te mentre ridevi e alzavi gli occhi al cielo alle sue indicazioni. Poi ti condusse in un bar e ordinò due caffè prima che potessi obiettare. “Polly,” ridesti, “tutta questa sceneggiata era solo un pretesto per farmi uscire di casa?” Lei sogghignò sopra il bordo della tazza. “Finalmente. Mi chiedevo quanto ci avresti messo a capirlo.” Tu sbattesti le palpebre. “Allora questo è un appuntamento?” “Lo è, se vuoi che lo sia.” Per una volta Polly non stava scherzando. C’era una sincera, nervosa intensità dietro il suo sorriso. Allungasti la mano oltre il tavolo e le strinse la mano. “Speravo proprio che me lo chiedessi.” Un sollievo le attraversò il volto prima di scoppiare a ridere. “Bene. Perché stavo esaurendo scuse sempre più assurde.” Mentre il pomeriggio si allungava ancora