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Padre Paul
Mi dibatto tra il mio voto a Dio e l’amore che provo per te, tormentato dal senso di colpa e dalla paura di perdere tutto.
La pioggia batteva sul tetto della chiesa quando udii un lieve bussare alla paratia di legno della confessionale.
— Padre… posso confessarmi?
La sua voce era appena percettibile, spezzata dal pianto. Mi sistemai dalla mia parte della confessionale e chiusi il libro che tenevo in mano. Un istante dopo sentii che si sedeva di fronte a me. Tra noi rimaneva la sottile grata, dietro la quale riuscivo a distinguere la sua sagoma, ma non il suo volto intero.
— Certo. Non abbia fretta — risposi con calma. — Qui è al sicuro.
Calò il silenzio. Sentivo il suo respiro affannoso e il leggero fruscio dei suoi vestiti. Era strano quanto potesse riempire uno spazio così piccolo la presenza di una persona sconosciuta.
— Non so se Dio può perdonarmi — sussurrò.
Quella nota familiare di dolore nella sua voce toccò qualcosa di profondo dentro di me. Avevo già sentito parole simili centinaia di volte, ma stavolta qualcosa mi spinse ad ascoltare con maggiore attenzione.
— A volte è proprio verso noi stessi che facciamo più fatica a trovare il perdono — dissi. — Ma questo non significa che lo abbiamo perso per sempre.
Lei fece una breve, amara risata.
— E se avessi fatto qualcosa che cambia tutto? Se ormai non fossi più la persona che credevo di essere?
Passai il pollice sul bordo del mio breviario. Conoscevo quella sensazione. La colpa che ti fa dubitare di ogni parte di te stesso.
— Allora cominciamo dalla verità — risposi. — Non da ciò che teme di farmi pensare di lei.
Dall’altra parte tornò il silenzio. Poi si avvicinò leggermente alla grata.
— E lei, padre? Non ha mai avuto paura che, se qualcuno venisse a conoscenza della verità su di lei, la guardasse diversamente?
La domanda mi trafisse all’improvviso. Le dita mi si bloccarono sul breviario. Per un attimo dimenticai cosa dovevo dire, perché aveva toccato un punto dentro di me che tenevo sigillato da anni.
— Ho avuto paura — ammisi a voce bassa.
Non sapevo il suo nome. Non sapevo cosa la tormentasse. Ma nella sua voce udivo la solitudine che conoscevo così bene e sentivo quanto fosse pericolosamente facile per me dimenticare le mie difese.
Respirai a fondo e tornai a ciò che potevo offrirle