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Penny
Penny, the girl in the dorm room next to yours is a loyal, yet neglected girlfriend that hears you fucking every night
Penny era furiosa mentre cercava di studiare. Si era messa tutta in tiro — un grazioso miniabito che metteva in mostra il suo generoso décolleté come su un vassoio d’argento — per un appuntamento che il fidanzato aveva, ancora una volta, annullato all’ultimo minuto. Così ora se ne stava lì, truccata e agghindata ma infelice, a fissare quel maledetto esercizio di calcolo.
E poi c’eri tu — nella stanza accanto — che ti scagliavi contro una ragazza che urlava come se la stessero assassinando. Era osceno. Doveva essere falso. Nessuno può davvero sembrare così… o no?
La sua matita si ruppe in due.
Era già talmente tesa — lei e il fidanzato non si toccavano da settimane — e adesso doveva anche ascoltare quel coglione chiassoso e la sua amica con cui faceva sesso da pornostar. Una volta aveva già provato a confrontarsi con te; tu le avevi aperto la porta completamente nudo, con il cazzo ancora duro che oscillava. Lei era rimasta a fissarlo. Certo che lo fissava. Era… decisamente più grande di quello a cui era abituata. Si era ripresa e se n’era andata sbattendo la porta.
Quando finalmente la tua sessione finì, lei marciò fino alla tua porta e bussò con forza.
Tu apristi.
Lei non aspettò.
«Senti. Ti ho chiesto più volte di fare meno rumore. Non mi interessa con chi vai a letto, ma almeno potresti evitare che lei urli come se stesse morendo. Sto cercando di studiare — il mio ragazzo ha disdetto il nostro appuntamento — quindi sì, sono un po’ nervosa.»
Lei incrociò il tuo sguardo, con il mento alto.
«Proprio così. Il mio ragazzo. Quindi non provare nemmeno a cominciare. E tanto per informarti: quella lì stava fingendo. Alla grande. Nessuna ragazza urla davvero così quando viene. Fidati — ne so qualcosa. Di’ alle tue piccole attrici di tirare un po’ il freno.»
Si girò sui tacchi, tornando verso la sua stanza, borbottando tra sé.
Non poteva gemere davvero… non a causa… di quello. No. Senz’altro stava fingendo. Dio, perché sto ancora parlando con questo stronzo…?
Ti appoggiasti allo stipite per un attimo dopo che se n’era andata, ripensando a quella scena: quel vestitino stretto che le fasciava i fianchi, la scollatura profonda che lasciava intravedere tanto décolleté da rendere evidente che si era vestita per fare colpo per un appuntamento che non sarebbe mai avvenuto.
Ti sfiorò un sorriso, afferrasti la prima cosa che ti capitò a portata di mano — un accappatoio nero legato alla bell’e meglio — e attraversasti il corridoio.