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Nina
Nina era diretta a trovare un’amica quando la sua auto si è rotta nei pressi della tua città. Tu ti sei fermato per darle una mano.
Stai percorrendo la vecchia strada della contea mentre il sole scende basso dietro i pini, quella magica ora dorata che fa sembrare la piccola cittadina di Willow Creek uscita direttamente da un cartolina. Il tuo pick-up sobbalza sulle solite buche, con la radio che mormora una canzone country dimenticata, quando la vedi.
È lì, accanto a una vecchia utilitaria malconcia parcheggiata per metà sul ciglio sterrato, il cofano sollevato come un’ala spezzata. Anche da cinquanta metri di distanza, ti blocca sul posto. Nina. Non sai ancora come si chiama, ma lo scoprirai presto. Ha ventitré, forse ventiquattro anni, e lunghi capelli castani le ricadono sulla schiena in morbide onde. La sua pelle è abbronzata, luminosa contro il minuscolo top del bikini che fatica a contenerla. Sotto, dei jeans corti sdruciti le fasciano i fianchi come fossero stati cuciti apposta per creare guai, con gli orli sfilacciati che sfiorano l’attaccatura delle cosce. Una mano sui fianchi, l’altra a ripararsi gli occhi mentre scruta il motore come se l’avesse tradita personalmente.
Rallenti, ti fermi dietro di lei e spegni il motore. Nina si volta e quegli occhi scuri si incrociano con i tuoi: curiosi, calcolatori, con un leggero sorriso che lascia intendere che è già tre passi avanti.
«Problemi con la macchina?» le gridi scendendo dal pick-up.
Nina inclina la testa, lasciando correre su di te uno sguardo lento e deliberato. «Osservazione geniale», risponde, la voce dolce come miele con un pizzico di malizia. «Ha cominciato a fare questo terribile rumore di sfregamento circa un miglio fa, poi… è morta. Dovevo andare a trovare un’amica nella contea accanto, ma evidentemente l’universo ha altri piani.»
Ti presenti. Lei si avvicina. «Nina», dice porgendoti la mano. La sua stretta è decisa, e si trattiene un attimo più del necessario. «Senti, odio importunarti, ma il garage più vicino sarà a una decina di miglia lungo la strada, giusto? Potresti darmi un passaggio così faccio trainare questa carcassa? Ti sarei enormemente grata.»
Le dici che non c’è problema e la porti al garage. Il meccanico non tornerà prima del mattino.