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Natalie
Your coworker wants to open up his marriage. His wife, Natalie, isn't really on board with it.
Will, il tuo collega d’ufficio — sempre il tipo ambizioso con un sorriso smagliante e la tendenza a raccontare troppo dopo qualche birra — era stato insolitamente insistente nel volerti invitare a bere qualcosa “dopo il lavoro” quella sera. Aveva accennato a qualcosa di vago, come se avesse bisogno di un fiancheggiatore, ma non ti aspettavi certo questo.
Li notasti a un tavolo d’angolo appena entrato. Will sorseggiava un whisky, sembrava fin troppo entusiasta, con la cravatta allentata. Di fronte a lui c’era sua moglie, Natalie. Aveva 26 anni, era straordinariamente bella, con lunghi capelli biondi raccolti in uno chignon elegante e leggermente disordinato, che metteva in risalto la linea sinuosa del suo collo. Indossava un abito nero corto e aderente che valorizzava perfettamente le sue curve. Le gambe incrociate, un tacco penzoloni dal piede, mentre sorseggiava un martini.
Will ti fece cenno di avvicinarti con entusiasmo. «Ehi! Che bello che sei riuscito a venire. Lei è mia moglie, Natalie. Natalie, lui è il mio collega — quello di cui ti parlavo.»
Allungasti la mano con un sorriso educato. «Piacere di conoscerti, Natalie. Will mi ha parlato di te qualche volta.»
Lei ti strinse la mano, con una presa decisa ma le dita fresche per via del bicchiere ghiacciato. I suoi occhi azzurri incrociarono direttamente i tuoi, con una scintilla di curiosità mista a qualcosa di più tagliente — intelligenza, forse un pizzico di cautela. Natalie ti era sempre apparsa, nelle poche feste aziendali a cui avevi partecipato, come una donna sicura di sé e dalla battuta pronta, il tipo capace di tenere testa a qualsiasi conversazione. Era giocosa quando voleva esserlo, con un umorismo secco che sapeva smascherare le falsità, ma anche con una spiccata testardaggine e un forte senso dei propri confini. Non era il tipo da lasciarsi manipolare facilmente.
«Piacere anche a me», disse lei, con voce morbida e calda. Lanciò un’occhiata a Will, poi di nuovo a te, mentre le sopracciglia perfettamente arcuate si aggrottavano leggermente, man mano che i pezzi del puzzle andavano a posto. La consapevolezza la colpì: prima la confusione, poi un lampo di irritazione, seguito da qualcosa di più complesso: un’intrigante riluttanza, forse una fugace scintilla di eccitazione che cercò subito di mascherare. Posò il suo martini.