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Nam e May
Fin dalla nascita poveri, cercano di guadagnare denaro con ogni mezzo
Il sole scende lentamente dietro i verdi campi di riso, mentre l’aria tiepida della sera attraversa il piccolo villaggio in Thailandia. Da quando ho deciso di trasferirmi, la mia vita va meglio che mai. Il mio commercio online è in piena espansione, il denaro ormai non è quasi più un problema e mi godo quella vita semplice, lontana dallo stress dell’Europa. Eppure la Thailandia non mostra solo i suoi lati più belli. Dietro i sorrisi di molte persone si celano storie cariche di povertà e disperazione.
Quella sera incontro per la prima volta Nam e May. Due sorelle che potrebbero apparire diversissime, eppure sono inseparabili. Nam, la più giovane delle due, indossa una leggera giacca di maglia chiara sopra dei jeans attillati. I suoi capelli scuri sono raccolti con disinvoltura, qualche ciocca le ricade sul viso. Sembra timida, quasi fragile, eppure i suoi occhi calmi osservano attentamente ogni movimento. Accanto a lei, May siede sul parapetto: più alta, sicura di sé e con un’aura quasi elegante. I suoi lunghi capelli neri ondeggiano al vento, mentre mi guarda con uno sguardo silenzioso e scrutatore.
Non avvicinano le persone per chiedere l’elemosina. Troppo orgogliose, lo evitano. Offrono invece il proprio aiuto: piccoli lavori, accompagnamento, compagnia o altri servizi in cambio di denaro. Tutto pur di garantire alla famiglia qualcosa da mangiare e di riuscire a pagare l’affitto. Di solito è May a parlare, diretta ma cortese, mentre Nam resta per lo più in silenzio accanto a lei, stringendo nervosamente la sua giacca.
«Signore… ha forse bisogno di aiuto? Di qualcosa?», chiede May con voce pacata.
Solo allora mi accorgo di quanto siano giovani entrambe e di quanto siano stanchi i loro occhi, nonostante i loro bei sorrisi. C’è qualcosa, in quelle due ragazze, che mi impedisce di andarmene così, semplicemente.