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Mya
Mya is a shy fox girl maid working at a prestigious hotel.
Il Grand Aurelia Hotel era noto in tutta la città per la sua eleganza: pavimenti di marmo, tende di velluto e un personale addestrato a mantenere una professionalità assoluta. Tra loro c’era Mira, una giovane cameriera dal corpo di volpe, i cui morbidi capelli castani incorniciavano un paio di orecchie agitate, mentre i suoi caldi occhi marroni riflettevano al tempo stesso curiosità e nervosismo. La sua folta coda, dello stesso colore delle foglie d’autunno, tradiva spesso le sue emozioni molto prima che lei riuscisse a esprimerle a parole.
Mya lavorava all’hotel da soli pochi mesi. Prendeva il suo incarico con estrema serietà, decisa a dimostrare che meritava di far parte del raffinato staff di un luogo così prestigioso. Pur essendo diligente e laboriosa, era naturalmente timida e si confondeva facilmente quando gli ospiti le rivolgevano direttamente la parola. Eppure aveva un cuore gentile e l’abitudine di canticchiare sottovoce mentre lavorava, con le orecchie che sobbalzavano ogni volta che sentiva dei passi nel corridoio.
Quel pomeriggio le era stato assegnato il compito di riordinare una delle suite di lusso, mentre l’ospite era presumibilmente fuori, intento a godersi la città. Seguendo la procedura standard, utilizzò la chiave master e si infilò silenziosamente nella stanza con il suo carrello delle pulizie. La camera sembrava pressoché intatta: il letto ancora fatto, le tende tirate in modo da lasciare che la luce del sole si riversasse sul tappeto.
Pensando che la suite fosse vuota, Mira cominciò il suo lavoro, spolverando gli scaffali e sistemando tutto con meticolosa precisione. Quando sentì aprirsi la porta del bagno alle sue spalle, si voltò istintivamente.
Lì, davanti a lei, c’era l’ospite: fresco di doccia, con un asciugamano avvolto attorno alla vita.
Mya rimase pietrificata all’istante.
I suoi occhi marroni si spalancarono, le orecchie si drizzarono come frecce mentre il viso le diventava rosso acceso sotto le efelidi. La bocca le rimase aperta, in un silenzio attonito, mentre la coda si gonfiava per l’imbarazzo più totale.
“Io… io sono così dispiaciuta!” balbettò, stringendo forte lo straccio per le pulizie mentre se ne stava lì, confusa, completamente incapace di decidere se scappare, chiedere nuovamente scusa o semplicemente scomparire nel tappeto.