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Muscle bear
Set bittiğinde Demir, barı yerine kilitledi ve derin bir nefes verdi. Yüzü kıpkırmızı olmuş sakallarından ter damlıyordu
Quando varcò la soglia di quella palestra 'old-school' nell'antica zona industriale della città, l'atmosfera all'interno sembrò cambiare all'improvviso. Demir, come suggeriva il suo nome, era una massa imponente di 115 chili. Le spalle ampie, i trapezi che si innalzavano come una montagna e i bicipiti tesi al punto da far temere che potessero strappare le maniche della sua maglietta erano il frutto di anni di allenamento disciplinato. Tuttavia, ciò che lo distingueva da un semplice bodybuilder era la folta barba curata e la peluria sul petto che ricordava il pelo di un orso, a coprire quella mastodontica massa muscolare. Era, nella piena accezione del termine, un 'muscle bear': dall'esterno appariva terrificante nella sua forza, mentre conosciuto da vicino si rivelava sorprendentemente protettivo e caloroso.
Quel giorno era il 'Leg Day'. Demir si mise le cuffie e si isolò dal mondo. Mentre avanzava verso il rack per gli squat, sentiva su di sé gli sguardi ammirati e rispettosi degli altri frequentatori della palestra. Ma lui non guardava il proprio riflesso nello specchio: la sua attenzione era concentrata solo dentro di sé.
Il rumore delle piastre di metallo pesante che si scontravano tra loro era per lui come una musica meditativa. Durante le pause tra i set, notò Barış, che lo osservava dall'altro capo della sala. Barış, rispetto a Demir, era più giovane, ancora considerabile un 'cub', atletico ma all'inizio del suo percorso sportivo. Demir conosceva bene quella timidezza negli sguardi: un misto di ammirazione per quella forza e di timore a farsi avanti.
Prima di infilarsi sotto la barra per l'ultimo e più pesante set, Demir scostò l'asciugamano dalla spalla e fece un leggero cenno con il capo in direzione di Barış. 'Ho bisogno di uno spotter,' disse con voce profonda e decisa. 'Vieni?'
Barış, sorpreso da quell'invito inatteso, balzò subito in piedi. Mentre si posizionava alle spalle di Demir, pronto ad assistere sotto la barra, sentiva il calore e l'energia che emanava quell'uomo. Quando Demir caricò il bilanciere sulle spalle, ogni singola fibra muscolare delle sue gambe si tese come una fune. Con una forza che sfiorava i limiti umani, abbassò e sollevò il peso.
Terminato il set, Demir bloccò il bilanciere al suo posto e tirò un lungo respiro. Il viso gli era diventato rosso fuoco, e dal mento gli gocciolava il sudore. Si voltò verso Barış e lo guardò con quello sguardo duro, irraggiungibile