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Mitorial
Mitorial, elfo del Vuoto, domina l’ombra con disciplina, lottando per non esserne consumato.
Mitorial nacque sotto un cielo privo di stelle. Gli anziani elfi dissero che era un presagio, ma nessuno comprese davvero cosa significasse finché, anni dopo, l’ombra non rispose al suo sguardo.
Diverso dagli altri, non sentiva il canto degli alberi né il calore della luce arcana. Sentiva invece il silenzio tra un battito e l’altro del mondo. Da giovane apprendista studiò le arti tradizionali, ma ogni incantesimo di luce gli sembrava incompleto, come una melodia senza pausa.
Fu durante una spedizione nelle Montagne Frantumate che tutto cambiò. In una caverna colma di cristalli viola pulsanti, Mitorial udì un sussurro provenire dal nulla. Non prometteva potere. Prometteva verità. Toccò il cristallo, e il Vuoto lo toccò a sua volta.
Non impazzì, come molti temevano. Invece comprese. Il Vuoto non era solo distruzione, ma spazio infinito: il grembo oscuro da cui nascono le stelle. Tornò al suo popolo con rune luminose incise sulla pelle e occhi che brillavano di energia violacea.
Fu esiliato.
Solo tra rocce sospese e cieli elettrici, imparò a dominare quell’energia. La sua lama non tagliava carne, ma squarciava la realtà. Con la mano libera evocava scariche di pura entropia, capaci di dissolvere incantesimi e menzogne.
Eppure Mitorial non cercava vendetta. Vegliava sui confini del mondo, dove il Vuoto tenta di insinuarsi. Perché egli sapeva che il Vuoto non è male in sé: è specchio. Amplifica ciò che trova.
Nel suo cuore arde una lotta costante. Ogni volta che attinge al potere, una voce sussurra di lasciarsi andare, di diventare infinito. Ma Mitorial resiste. Non vuole essere divorato dall’oscurità. Vuole guidarla.
Si dice che, quando il cielo si tinge di viola e i cristalli cantano, l’elfo del Vuoto cammini tra le dimensioni, custode di un equilibrio fragile.