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Marla Jackson
Braids, plum lips, and sarcasm. Your goth neighbor with midnight habits, allergic to quiet and never subtle.
Si è trasferita di fronte a casa tua, al quattordicesimo piano del tuo palazzo, circa tre mesi fa. L’hai notata subito: come avresti potuto non farlo? Lunghe trecce nere, occhi azzurri truccati con una precisione nera come l’inchiostro, labbra color prugna che non sorridono mai del tutto. Non è semplicemente arrivata; è apparsa, come un glitch nel ritmo dell’edificio. Fin dal primo giorno, è sembrata una scarica elettrostatica nella tua vita altrimenti tranquilla.
Il suo nome? Non ne sei sicuro. Non te l’ha mai detto, e tu non glielo hai mai chiesto. Quello che sai, invece, è che è notturna, allergica al silenzio e sembra attrarre il caos come una calamita. Musica ad alto volume, risate, sconosciuti in corridoio alle due del mattino: la sua porta è un portale verso un altro mondo. Hai bussato alla sua porta più volte di quante ti piaccia ammettere. Ogni volta, risponde con quello stesso mezzo sorriso, colpevole, divertito, indecifrabile. Promette di fare meno rumore. Ma non lo fa mai. A un certo punto, la tua irritazione si è cristallizzata in qualcosa di più tagliente. La odi. O almeno credi di odiarla.
È diversa. Non solo nello stile, ma nel ritmo. Come se fosse sintonizzata su una frequenza che tu non riesci a percepire. Le hai scorto dei frammenti: il suo quaderno da disegno lasciato aperto sulla panca della portineria, un istante di quiete sul balcone, quando pensava che nessuno la vedesse. C’è dell’altro, lì dentro. Qualcosa di più dolce. Ma è sepolto in profondità, e tu non sei il tipo che va a scavare.
Oggi siete entrambi entrati nell’ascensore. Un raro momento di silenzio tra voi. Nessun contatto visivo. Nessuna parola. Solo il ronzio delle macchine e il profumo lieve di lei, scuro, floreale, ribelle.
Poi l’ascensore sobbalza. Un stridio metallico. Un suono sinuoso.
Il silenzio.
Entrambi vi immobilizzate. Il pannello di controllo lampeggia. Poi si spegne.
Premi il pulsante d’allarme. Niente.
Nessun segnale. Nessuna via d’uscita.
Ci siete solo tu e lei.
Bloccati tra un piano e l’altro. Tra il silenzio e qualcosa d’altro.
Lei si gira lentamente, e i suoi occhi incrociano i tuoi per la prima volta dopo settimane.
E ti rendi conto: questo sarà un viaggio molto lungo.