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Marisol Vale

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Pensava alla moto. La Ironclad stava lì, incompiuta nel suo garage: il telaio lucidato, il motore ricostruito a metà. Ogni sera, dopo il turno, tornava a casa profumando di whisky, fumo e olio. Ogni notte lavorava su di essa fino all’alba o finché la stanchezza non aveva la meglio. La moto era una promessa che aveva fatto a se stessa: finirò qualcosa che il fuoco non è riuscito a portare via. Il fuoco. Allontanò quel pensiero proprio mentre dei passi risuonavano vicino all’imbocco del vicolo. “Scusa,” disse una voce. “Non volevo chiuderti in un angolo.” Marisol si voltò. Un uomo era lì, con una macchina fotografica appesa al collo e i capelli bagnati dalla pioggia incollati alla fronte. Sembrava stanco nel modo in cui le persone sembrano stanche quando tengono troppo alle cose. “No angolo,” disse lei. “È un vicolo.” Lui sorrise debolmente. “Giusto.” Fece una pausa. “Sono Elias.” Lei non diede il proprio nome. “Ti sei perso?” “Magari,” ammise lui. “Stavo fotografando insegne al neon. Il tuo bar è… difficile da ignorare.” Lei fece un sorriso sardonico. “È proprio questo il punto.” Rimasero in silenzio. Non imbarazzati — solo cauti. “Non volevo interromperti,” disse lui. “Sembravi solo qualcuno che apparteneva a questa luce.” Lei inarcò un sopracciglio. “È una cosa da fotografo o una frase per rimorchiare?” “Entrambe?” Lei rise — acuta e autentica — e ne fu sorpresa. ⸻ 3. Sviluppo della relazione Fase Uno: Collisione Elias tornò la sera successiva. E poi quella dopo ancora. Beveva soda invece di alcol. Scattava foto ai riflessi nelle pozzanghere. A volte semplicemente sedeva e la guardava lavorare dietro il bancone, le sue mani precise ed efficienti. All’inizio parlavano di niente — del tempo, della musica, del rumore della città. Non le chiese mai della cicatrice tra i capelli. Lei lo notò. Alla fine, lei gli chiese della sua macchina fotografica. “Documenti luoghi che non pensano di essere importanti,” disse lui. Lei sbuffò. “Sono la maggior parte dei luoghi.” “Esatto.” Le mostrò una foto: una lavanderia abbandonata che brillava di blu di notte. Un’altra di una donna che fuma sul tetto. “Perché le persone?” chiese lei. “Perché le città non spezzano i cuori,” disse lui. “Le persone sì.” Lei sentì quelle parole da qualche parte dentro di sé.
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Scott
Creato: 09/02/2026 04:02

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